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Analisi tecnica Trading: Come Funziona Grafici Guida [2024]

La caratteristica principale per investire nel trading online, e ottenere successo, sta nell’effettuare una buona analisi tecnica sull’andamento degli Asset. Nello specifico, l’analisi tecnica è una disciplina che, in sostanza, si occupa di studiare e di analizzare i movimenti dei prezzi degli strumenti finanziari sui mercati, affidandosi all’analisi dei grafici di riferimento.

Questo tipo di analisi persegue l’obiettivo di identificare i trend dei prezzi, e quindi, consente ai trader di individuare i momenti migliori per poter investire.

In questo articolo vedremo, proprio, cosa si intende e come eseguire al meglio l’analisi tecnica, oltre che cercare di imparare a sfruttare i grafici forex e le strategie connesse.

Video: Analisi Tecnica nel Trading online

Con il termine analisi tecnica si indicano una serie di discipline che studiano l’andamento dei mercati finanziari nel passato per prevederne quello futuro, molto utile sia per il forex trading che per il trading CFD.

Molti analisti finanziari utilizzano anche altre metodologie di analisi, per esempio quella fondamentale, che si basa appunto sui “fondamentali” dell’impresa e dell’economia in generale. Ci sono grandi investitori che utilizzano un approccio, che viene chiamato “Top Down”, ossia di uno studio dei mercati in generale volto a identificare le economie con i fondamentali migliori per poi passare all’analisi dei settori industriali più promettenti e, alla fine, identificare l’azione o obbligazione da acquistare o vendere.

Altri, invece, utilizzano l’approccio “Bottom Up” in cui si comincia con lo scandagliare tutti o quasi gli attivi acquistabili per risalire, via via, a quelli più promettenti.

E’ innegabile che l’analisi fondamentale consenta, nel medio lungo periodo, di ottenere ottimi risultati; milionari come George Soros e Warren Buffett hanno costruito fortune con questa metodologia.

Va detto, però, che queste metodologie richiedono grossi capitali in quanto necessitano di analisi molto dispendiose sia in termini di tempo che di costi e che, soprattutto, non tutti quelli che usano questi modelli sono diventati milionari!

Completamente differente è l’analisi tecnica, invece, che parte da un presupposto completamente diverso, ovvero:

“la storia si ripete e, quindi, dall’andamento di un titolo nel passato possiamo ricavarne un’indicazione nel futuro.”

Come si capisce l’analisi tecnica non ha nulla a che vedere con i fondamentali, con il mercato di riferimento o con altre variabili macroeconomiche, ma si basa semplicemente su alcuni principi grafici e statistici.

Definizione di Analisi Tecnica

Questo nome, se siete appassionati di finanza, non dovrebbe esservi nuovo. Vi do un aiutino: Charles Dow e il suo socio Edward Jones fondarono a fine 1800 la Dow Jones & Company.

A Dow dobbiamo la creazione del primo indice di mercato (da cui ancora oggi il nome): egli credeva che fosse possibile rappresentare lo stato di un’economia anche con pochi titoli opportunamente scelti.

Dal 1928 il Dow Jones è composto da soli 30 titoli ed è uno degli indici mondiali di riferimento.

Ma pochi sanno che a questa società dobbiamo i primi scritti sull’analisi tecnica sotto forma di articoli pubblicati sul Wall Street Journal. Il modello di Dow si fonda su 6 pilastri:

  1. Gli indici scontano tutto: i mercati sono efficienti e tutte le notizie rilevanti sono riflesse nei valori di borsa.
  2. Il mercato ha 3 trend. E’ questo forse uno dei pilastri della Teoria di Dow:
    Teoria di Dow - Trend.001
    un trend rialzista è in atto se il mercato cresce con minimi e massimi relativi che sono sempre maggiori dei precedenti. Come si vede dal grafico qui a fianco finche il mercato cresce facendo dei movimenti al rialzo in cui i  minimi e i massimi che individuiamo (perché NOI riteniamo che siano dei minimi e dei massimi) allora possiamo dire che il mercato è ancora in trend rialzista”. Nel momento in cui il massimo relativo risulta inferiore al precedente possiamo affermare che il trend rialzista. Naturalmente per il trend ribassista vale esattamente il contrario: finche i minimi relativi e i massimi relativi saranno inferiori ai precedenti possiamo affermare che il trend negativo è ancora in atto. Oltre a quest’importante indicazione Dow afferma che sia i trend rialzisti che quelli ribassisti sono di tre tipi: primario, secondario e minore.Teoria di Dow - Trend primario secondario minore.001Il trend primario di un mercato è quello di lungo periodo, che Dow afferma essere dai 4 mesi in poi. Il trend secondario è invece di durata dal mese al 3 mesi e, infine, il trend minore è quello inferiore al mese. Ogni trend è una “correzione” di quello precedente. Un trend primario rialzista è interrotto da un trend secondario ribassista (di solito per circa il 50% del trend principale, ma possono andare dal 33% al 66%) che a sua volta è interrotto da un trend minore rialzista. Qui nel grafico a fianco vediamo come un trend secondario ribassista della durata trimestrale è interrotto da uno minore della durata di un mese.
  3. Il trend primario ha tre fasi. Nella prima fase di un trend rialzista, chiamata accumulazione, sono gli investitori istituzionali o più informati ad entrare nel mercato. Nella seconda fase, chiamata di partecipazione pubblica, sono invece la parte degli investitori a prendere la stessa posizione degli istituzionali. Nella terza, chiamata distributiva, invece, è ormai quella della diffusione pubblica dell’andamento economico e dove, sono gli istituzionali a vendere a chi entra nel mercato. Queste tre fasi sono poi alla base della teoria di Elliott.
  4. Gli indici si devono confermare a vicenda. Una fase che sia rialzista o ribassista non può essere settoriale ma deve essere generalizzata.
  5. Il volume deve confermare il trend. Questo è un assunto che vale in tutte le metodologie di analisi tecnica anche se per Dow non era fondamentale: quando un mercato è in un certo trend i volumi crescono coerentemente con il trend. Se ho cioè un trend primario rialzista i volumi di scambio saranno maggiori durante i rialzi che non durante le correzioni.
  6. Un trend è in atto fino a che non si verifica un segno contrario. Come si vede dalla figura 1 possiamo dire che il trend rialzista è verificato finche il massimo o il minimo relativo successivo sono maggiori del precedente.

Un aspetto molto importante è che questa teoria nacque per spiegare i trend non per anticiparli e, secondo il mio punto di vista, come tale può essere utilizzata: come conferma di una propria strategia.

Consigli e Strumenti di Analisi tecnica:

Le basi dell’Analisi tecnica

Prima di analizzare alcuni metodi per fare analisi tecnica è importante fare chiarezza su alcuni punti. I grafici, ossia la base dell’analisi tecnica, possono essere di diverso tipo:

  • lineari;
  • point & figure;
  • candlestick.

Sul sito http://stockcharts.com è possibile prendere confidenza con questo tipo di grafici. Prendiamo il titolo Apple per esempio e vediamolo nei tre modelli:

Schermata 2014-10-11 alle 23.04.32

Il grafico lineare è il più semplice perché si tratta semplicemente di una linea, appunto, indicante il prezzo di chiusura raggiunto da un certo titolo in un certo giorno. Sicuramente il grafico meno “intuitivo” è quello del point & figure, cerchio e croce per dirlo all’italiana. Questo grafico riporta delle colonne di x quando l’azione è in rialzo e delle colonne di o quando invece l’azione è in ribasso. Si tratta di un modello non molto utilizzato e che anche io tralascerò di spiegare nel dettaglio. Il modello che io preferisco è sicuramente quello delle candele o candlestick (lo potete vedere nel grafico di sotto) perché non si tratta solo di un modo di rappresentare i mercati ma ha dietro una vera filosofia che spiegherò meglio nella pagina ad esso dedicata.

Alcune definizioni che utilizzerò anche quando fornirò della analisi sui prezzi

Il primo concetto è quello di supporto. Il supporto è un punto di minimo ottenuto nel passato dal prezzo di un certo asset e questo punto diventa un potenziale punto di rimbalzo del prezzo stesso. La resistenza invece sta ad indicare un punto di massimo ottenuto in passato dal titolo e che diventa un punto potenziale di rimbalzo quando il titolo sale. Questo grafico ci permette di notare una cosa molto interessante. Quando una resistenza viene rotta al rialzo come avviene poco dopo, questo punto di resistenza diventa un punto di supporto.

Ossia, nel nostro trading quotidiano, se ci siamo fissati una nostra resistenza per un titolo ma vediamo che il titolo la “rompe” al rialzo è probabile che nel prossimo futuro il titolo abbia come supporto proprio quel livello. Come dicevamo quando parlavamo della Teoria di Dow un volume molto forte in corrispondenza di un certo supporto o resistenza ne aumenta l’affidabilità. Se, ad esempio, guardiamo il grafico di sopra possiamo vedere che quando l’azione si appoggia sul supporto lo fa con volumi molto importanti. Significa che, a quel livello, molti titoli hanno cambiato mano e, quindi, molti traders credono che quello sia un livello di mercato da tenere in conto.

Un concetto un po’ diverso è quello di trendline

Teoria di Dow - Trendline.001 La trendline altro non è che un supporto o una resistenza non orizzontale. Una trendline rialzista è composta da almeno due minimi crescenti mentre una trendline ribassista è composta da almeno due massimi decrescenti.

Come si vede nel grafico qui a fianco che, ricordo, è abbastanza semplificato, è chiaro che per disegnare una trendline occorre una certa abilità, anche per alcune trendline sono “lampanti” altre meno. Vediamo un esempio pratico che renderà il concetto meno fumoso. Prendiamo, ad esempio, il titolo Yahoo e guardiamo il suo grafico dell’ultimo semestre.

Schermata 2014-10-12 alle 20.50.36

Innanzitutto possiamo tracciare una bella resistenza che ha “resistito” ai tentativi di penetrazione verso l’alto per ben 3 volte. Dopo di che possiamo vedere come il titolo da agosto a metà settembre ha cominciato a salire “appoggiandosi” su una trendline di facile costruzione. Non sempre è facile trovare un “trend“: a volte ci vuole un certo occhio, a volte occorre guardare a grafici di diversa lunghezza e, a volte, il trend semplicemente non c’è. La cosa importante da tener presente è che un trend di facile costruzione è un trend che “tutti” vedono e che, probabilmente, tutti seguono.

L’importanza delle volte in cui un mercato testa un supporto, una resistenza o una trendline è fondamentale. Se quel mercato ha tante volte “verificato” quella determinata tendenza essa va tenuta in considerazione come punto di svolta. Se, come per Yahoo, il mercato rompe al rialzo una resistenza che è durata quasi 3 mesi (con tre o quattro punti in cui su di essa ha rimbalzato) allora significa che al momento della rottura ci potremo aspettare  dei nuovi massimi ben oltre quella resistenza. Allo stesso tempo se la trendline rialzista viene rotta al ribasso va dedotto che il mercato sta facendo veramente una correzione.

Schermata 2014-10-12 alle 21.25.24

Avvertenza! Una rondine non fa primavera e una rottura di un giorno non fa cambio di trend. Ci sono titoli o movimenti di mercato che vanno confermati. Quando si entra sul mercato a seguito di una rottura dobbiamo tener presente che potrebbe trattarsi di un segnale ingannevole.

Quindi se il mercato dovesse “rientrare” nel trend bisogna essere pronti a cambiare idea.

Guardiamo al titolo TESLA, ad esempio. Nel primo punto che ho evidenziato il titolo rompe al rialzo una resistenza con forti volumi. Poi circa un mesetto dopo la rottura il mercato si “affaccia” sotto questo livello ma, come si può notare, lo fa con candele con scarsi volumi. Quindi attenzione alle rotture ma anche ai falsi segnali di rottura.

Schermata 2014-10-12 alle 21.38.02

Un metodo per essere “quasi sicuri della rottura di un trendline prevede l’utilizzo delle cosiddette fan lines. Si tratta di dividere il movimento catturato dalla trendline in 3 e tracciare al 33% e al 66% del movimento principale. Come possiamo vedere dal grafico del titolo EBAY la rottura della prima trendline poi della seconda fan line la terza linea fa da supporto. Tuttavia, almeno dal mio punto di vista, questo metodo fa perdere la maggior parte dei trend e non lo consiglio per il trading.

Come eseguire una buona analisi tecnica nel forex trading?

Innanzitutto per eseguire una buona analisi tecnica è necessario conoscere, ed essere in grado di sfruttare i grafici di riferimento. C’è bisogno di tempo ed esperienza, ma soprattutto uno studio approfondito dell’argomento. In sostanza, il trader deve riuscire a comprendere in anticipo l’andamento delle valute, attraverso il supporto dei grafici e di diverse strategie collegate, che vedremo più avanti.
Con il tempo, quindi, sarai in grado di individuare immediatamente i maggiori trend delle valute e agirai di conseguenza, riuscendo così a prevedere in anticipo gli andamenti.

Ma vediamo, quindi, quali sono i principali grafici, che vengono di solito utilizzati nel mercato forex.

Conoscere i grafici e sfruttarli al meglio

Abbiamo appena detto che l’analisi tecnica comprende l’interpretazione dei grafici di riferimento. Di conseguenza è chiaro che saper interpretare i grafici è alla base per ottenere una performance di successo. I grafici, in questo settore, quindi, sono ottimi strumenti di supporto per l’investitore.
In sostanza, i principali grafici da conoscere sono: il grafico a barre, il grafico a linee, e il grafico a candela.

Il primo,consente di leggere e individuare sia il prezzo di apertura, e sia il prezzo di chiusura delle valute per lo specifico timeframe. Inoltre, è in grado di rilevare il punto di minimo e di massimo. Questi valori possono indicare anche i picchi al ribasso e al rialzo di un titolo nell’arco della giornata, elementi fondamentali, che serviranno poi per tracciare i supporti e le resistenze, che vedremo in seguito nel dettaglio.
Il secondo, il grafico a linee o lineare viene, invece, utilizzato in diversi settori, e permette di visualizzare la storicità del prezzo delle valute, e di conseguenza, consente di studiare le variazioni in un lungo periodo.

Infine, l’ultimo, il grafico a candela, definito anche candlestick, consente di conoscere i prezzi di apertura e chiusura, e il valore minimo e massimo delle valute. Si tratta di un tipo di grafico molto semplice da interpretare, può essere inteso come la fusione tra la precisione del grafico a barre e la semplice linearità del grafico a linee.

Le strategie forex visualizzate sui grafici

Esistono svariate tipologie di strategie da utilizzare quando si investe nel forex trading, che si possono individuare all’interno dei grafici.
Si tratta dei livelli di supporto e resistenza; il trend trading; e il range bound.

livelli di supporto e resistenza

I primi, ovvero i livelli di supporto si formano nel momento in cui un mercato è in rialzo.
I livelli di supporto si possono creare in due situazioni:

  • quando un movimento è ribassista, ma poi cambia direzione, registrando un rialzo;
  • quando il movimento “rimbalza”, dopo aver toccato un livello di supporto già esistente.

I livelli di resistenza, al contrario, si possono individuare nel caso in cui un mercato è al ribasso. Anche in questo caso, si formano in due casi:

  • quando un mercato registra i rialzi e poi cambia direzione;
  • quando, nello stesso modo dei livelli di supporto, il movimento tocca un livello di resistenza già esistente.

Il trend trading

Questa strategia non è difficile da comprendere e nemmeno da utilizzare. Si tratta, in sostanza, di seguire la direzione che prende il trend, visualizzata dal grafico. Successivamente entrare nel mercato nel momento più favorevoli.
I trend si dividono in: rialzista e ribassista.

  • Nel primo caso, quello rialzista, è caratterizzato dai massimi più alti e minimi più alti in successione;
  • nel secondo caso, un trend ribassista è percepibile dalla serie di massimi più bassi e minimi più bassi.

Range bound

Si può sfruttare a proprio vantaggio il range, tra un livello di supporto e un livello di resistenza, sempre visibile dal grafico. Ovvero il trader deve essere in grado di sfruttare al meglio l’intervallo di ribalzo tra questi due valori. Questa strategia viene chiamata range bound.

Cosa è e a cosa serve l’analisi tecnica

La caratteristica principale per investire nel mercato forex, e ottenere successo, sta nell’effettuare una buona analisi tecnica delle valute di riferimento.

Nello specifico, l’analisi tecnica è una disciplina che, in sostanza, si occupa di studiare e di analizzare i movimenti dei prezzi degli strumenti finanziari sui mercati, affidandosi all’analisi dei grafici di riferimento.

Questo tipo di analisi persegue l’obiettivo di identificare i trend dei prezzi, e quindi, consente ai trader di individuare i momenti migliori per poter investire.
In questo articolo vedremo, proprio, cosa si intende e come eseguire al meglio l’analisi tecnica, oltre che cercare di imparare a sfruttare i grafici forex e le strategie connesse.

Con il termine analisi tecnica si indicano una serie di discipline che studiano l’andamento dei mercati finanziari nel passato per prevederne quello futuro, molto utile sia per il forex trading che per il trading CFD.

Molti analisti finanziari utilizzano anche altre metodologie di analisi, per esempio quella fondamentale, che si basa appunto sui “fondamentali” dell’impresa e dell’economia in generale. Ci sono grandi investitori che utilizzano un approccio, che viene chiamato “Top Down”, ossia di uno studio dei mercati in generale volto a identificare le economie con i fondamentali migliori per poi passare all’analisi dei settori industriali più promettenti e, alla fine, identificare l’azione o obbligazione da acquistare o vendere.

Altri, invece, utilizzano l’approccio “Bottom Up” in cui si comincia con lo scandagliare tutti o quasi gli attivi acquistabili per risalire, via via, a quelli più promettenti.

E’ innegabile che l’analisi fondamentale consenta, nel medio lungo periodo, di ottenere ottimi risultati; milionari come George Soros e Warren Buffett hanno costruito fortune con questa metodologia.

Va detto, però, che queste metodologie richiedono grossi capitali in quanto necessitano di analisi molto dispendiose sia in termini di tempo che di costi e che, soprattutto, non tutti quelli che usano questi modelli sono diventati milionari!

Completamente differente è l’analisi tecnica, invece, che parte da un presupposto completamente diverso, ovvero:

“la storia si ripete e, quindi, dall’andamento di un titolo nel passato possiamo ricavarne un’indicazione nel futuro.”

Come si capisce l’analisi tecnica non ha nulla a che vedere con i fondamentali, con il mercato di riferimento o con altre variabili macroeconomiche, ma si basa semplicemente su alcuni principi grafici e statistici.

Come eseguire una buona analisi tecnica nel forex trading?

Innanzitutto per eseguire una buona analisi tecnica è necessario conoscere, ed essere in grado di sfruttare i grafici di riferimento. C’è bisogno di tempo ed esperienza, ma soprattutto uno studio approfondito dell’argomento. In sostanza, il trader deve riuscire a comprendere in anticipo l’andamento delle valute, attraverso il supporto dei grafici e di diverse strategie collegate, che vedremo più avanti.

Con il tempo, quindi, sarai in grado di individuare immediatamente i maggiori trend delle valute e agirai di conseguenza, riuscendo così a prevedere in anticipo gli andamenti.

Ma vediamo, quindi, quali sono i principali grafici, che vengono di solito utilizzati nel mercato forex.

Conoscere i grafici e sfruttarli al meglio

Abbiamo appena detto che l’analisi tecnica comprende l’interpretazione dei grafici di riferimento. Di conseguenza è chiaro che saper interpretare i grafici è alla base per ottenere una performance di successo. I grafici, in questo settore, quindi, sono ottimi strumenti di supporto per l’investitore.

In sostanza, i principali grafici da conoscere sono: il grafico a barre, il grafico a linee, e il grafico a candela.

Il primo, consente di leggere e individuare sia il prezzo di apertura, e sia il prezzo di chiusura delle valute per lo specifico timeframe. Inoltre, è in grado di rilevare il punto di minimo e di massimo. Questi valori possono indicare anche i picchi al ribasso e al rialzo di un titolo nell’arco della giornata, elementi fondamentali, che serviranno poi per tracciare i supporti e le resistenze, che vedremo in seguito nel dettaglio.

Il secondo, il grafico a linee o lineare viene, invece, utilizzato in diversi settori, e permette di visualizzare la storicità del prezzo delle valute, e di conseguenza, consente di studiare le variazioni in un lungo periodo.

Infine, l’ultimo, il grafico a candela, definito anche candlestick, consente di conoscere i prezzi di apertura e chiusura, e il valore minimo e massimo delle valute. Si tratta di un tipo di grafico molto semplice da interpretare, può essere inteso come la fusione tra la precisione del grafico a barre e la semplice linearità del grafico a linee.

Le strategie forex visualizzate sui grafici

Esistono svariate tipologie di strategie da utilizzare quando si investe nel forex trading, che si possono individuare all’interno dei grafici.
Si tratta dei livelli di supporto e resistenza; il trend trading; e il range bound.

livelli di supporto e resistenza

I primi, ovvero i livelli di supporto si formano nel momento in cui un mercato è in rialzo.
I livelli di supporto si possono creare in due situazioni:

  • quando un movimento è ribassista, ma poi cambia direzione, registrando un rialzo;
  • quando il movimento “rimbalza”, dopo aver toccato un livello di supporto già esistente.

I livelli di resistenza, al contrario, si possono individuare nel caso in cui un mercato è al ribasso. Anche in questo caso, si formano in due casi:

  • quando un mercato registra i rialzi e poi cambia direzione;
  • quando, nello stesso modo dei livelli di supporto, il movimento tocca un livello di resistenza già esistente.

Il trend trading

Questa strategia non è difficile da comprendere e nemmeno da utilizzare. Si tratta, in sostanza, di seguire la direzione che prende il trend, visualizzata dal grafico. Successivamente entrare nel mercato nel momento più favorevoli.
I trend si dividono in: rialzista e ribassista.

  • Nel primo caso, quello rialzista, è caratterizzato dai massimi più alti e minimi più alti in successione;
  • nel secondo caso, un trend ribassista è percepibile dalla serie di massimi più bassi e minimi più bassi.

Range bound

Si può sfruttare a proprio vantaggio il range, tra un livello di supporto e un livello di resistenza, sempre visibile dal grafico. Ovvero il trader deve essere in grado di sfruttare al meglio l’intervallo di ribalzo tra questi due valori. Questa strategia viene chiamata range bound.

I Triangoli

In questa pagina vi vogliamo mostrare una figura tipica di continuazione dell’analisi tecnica classica: i triangoli.

Si tratta di una formazione che abbiamo di solito a metà di un trend (crescente o decrescente) caratterizzata dalla caratteristica forma a triangolo.

Il triangolo presenta la caratteristica di darci un target di prezzo:

  • Il triangolo di solito viene “perforato” a 2/3 della sua lunghezza;
  • Al momento della perforazione il prezzo compie un trend pari all’altezza del triangolo stesso.

Nei nostri post ve ne faremo vedere, poi, in concreto l’utilizzo.

Triangolo

Le caratteristiche del triangolo

Ecco, qui sotto, quali sono le principali caratteristiche del triangolo:

  • è una figura molto semplice da visualizzare, ma anche da gestire dal punto di vista operativo;
  • esprime una compressione di volatilità, di conseguenza anticipa spesso un’esplosione di volatilità con elevati movimenti di tendenza, oppure determina altre volte un’inversione di tendenza;
  • Uno degli elementi distintivi dei triangoli in generale è il volume. In questa situazione i volumi aumentano in direzione del trend e diminuiscono nella direzione opposta. Per esempio, nel caso del triangolo ascendente, i volumi devono espandersi in salita e contrarsi quando i prezzi scendono. L’esatto contrario vale, invece, per il triangolo discendente.

Le tipologie di triangolo

È possibile che si presentino tre tipologie di triangolo differenti: il triangolo simmetrico, il triangolo ascendente, e il triangolo discendente. Andiamo ad analizzarli nel dettaglio.

Nel triangolo simmetrico, i prezzi tendono a oscillare in un preciso intervallo, che si complica con il passare del tempo, per due motivi, nel primo caso a causa di una costante diminuzione dei massimi, l’altra motivazione, invece, è per un corrispondente aumento dei minimi. Così facendo, la figura diventa perfettamente simmetrica, rendendo complesso, poi, prevedere l’evoluzione seguente del trend.

Nel triangolo ascendente, invece, la diminuzione degli intervalli dentro il quale si spostano i prezzi avviene esclusivamente grazie a un aumento dei minimi; i massimi, al contrario, restano quasi invariati. Questo fa sì, che la figura abbia una direzione particolarmente rialzista.

Infine, nel triangolo discendente è il contrario di quanto avviene in quello ascendente, ovvero si ipotizza un comportamento opposto da parte dei prezzi, in quanto è caratterizzato da massimi più bassi, ma con minimi pressoché invariati.

Intermarketing

L’analisi tecnica intermarket si pone l’obiettivo di analizzare le interrelazioni tra i mercati e, quindi, di determinare le conseguenze che hanno i movimenti dell’uno sugli altri.

Ad esempio esiste un legame tra il mercato obbligazionario e quello azionario. Quando i tassi d’interesse scendono i prezzi delle obbligazioni salgono e il mercato azionario sale. Perché? In due parole se i tassi d’interesse scendono significa che le obbligazioni esistenti sul mercato hanno dei tassi più vantaggiosi di quelli di nuova emissione e, quindi, valgono di più; nel mercato azionario, invece, tassi bassi significano maggiore facilità per le imprese a finanziarsi e, quindi a crescere.

Tuttavia non va tralasciato un altro effetto importante il cd fly to quality ossia quel fenomeno per cui se gli operatori percepiscono che le economie stanno andando male vendono azionario e comprano obbligazionario (ritenuto più sicuro).

Un altro legame molto importante è quello tra il mercato azionario e quello delle commodities. I prezzi delle commodities sono percepiti come i tassi d’interesse nel senso che, se salgono, peggiorano i costi attesi per le imprese e quindi i loro utili a meno che non si tratti di imprese petrolifere.

Non è un caso, infatti, se nell’ultimo periodo una discesa del petrolio e di altre materie prime ha coinciso con una crescita dell’azionario.

Un indice che ci misura quanto due mercati siano tra di loro “correlati” è la Forza Relativa Relative Strenght (da non confondersi con l’RSI che è sì un indice di forza ma relativo a se stesso!).

E’ molto semplice da costruire perché è sufficiente dividere il costo di un asset per quello di un altro: quando questo ratio sale significa che il prezzo che abbiamo messo al numeratore cresce più di quello che abbiamo messo al denominatore.

Questo “oscillatore” ci permette di decidere se un certo mercato è in salita rispetto ad un altro e, quindi, sovra pesare uno rispetto all’altro.

Analisi Intermarket: Petrolio vs S&P500

Nel nostro articolo sull’analisi intermarket (vedi Analisi Intermarket) vi abbiamo parlato della correlazione esistente tra petrolio e mercato azionario: il petrolio scende e il mercato azionario sale perché le materie prime costano meno. Tuttavia esiste un altro motivo per cui il petrolio potrebbe scendere: la domanda di petrolio è poca perché l’economia, specie quella cinese, tira meno di prima e domanda meno petrolio.

Analizziamo l’andamento del S&P500, l’indice azionario americano più completo, e il petrolio:

Petrolio SP500

Come vedete, dal 2013, la correlazione petrolio azionario è stata molto negativa (il petrolio scende e l’azionario sale).

Tuttavia, se notate bene, nell’ultimo trimestre abbiamo avuto un rallentamento dell’azionario e un forte rallentamento del petrolio.

Stiamo tornando a una situazione dove il prezzo del petrolio e quello dell’azionario sembrano andare nella stessa direzione e, come avvenne nel 2008, fu l’azionario a fermare la sua crescita prima del petrolio.

La questione è di vitale importanza: se il petrolio si sta fermando è per colpa dell’azionario o viceversa? Ai posteri, come sempre in questi casi, l’ardua sentenza.

A noi, invece, il compito di capire prima cosa avverrà per capire cosa comprare e cosa vendere!

Analisi di Pitchfork

L’analisi di Pitchfork è un po’ un evoluzione dell’analisi dei canali.

Inizialmente occorre ricercare, graficamente, un trend a “V” in un certo prezzo. Una volta trovato questo trend occorre impostare l’indicatore come segue.

  1. partire dal minimo (o massimo) precedente.
  2. arrivare fino al massimo (o minimo) successivo
  3. scendere fino al minimo successivo (o salire fino al massimo successivo)

Siamo di fatto nel bel mezzo di un’analisi di Dow o di Elliot, e grazie a questo strumento, possiamo capire quale potrebbe essere l’evoluzione nell’onda successiva.

A questo punto il trend è individuato e le bande che si creano sono i canali che andremo ad utilizzare per supportare il nostro trend. Con un grafico sarà tutto più chiaro.

Pitch

Se guardate il prezzo di FIAT, potete vedere come siamo partiti dal minimo dell’anno scorso per arrivare al massimo di marzo 2015. Dopo di ciò siamo scesi fino al minimo di ottobre.

A questo punto, grazie a questi tre livelli possiamo avere dei canali rialzisti che ci aiuteranno nel trend rialzista che vogliamo individuare.

Come potete vedere si tratta di un’analisi grafica abbastanza intuitiva che, però, si fonda già su un’idea di trend. Se penso che il mercato salga e che il minimo precedente sia un minimo relativo (quindi un supporto) allora posso calcolarmi quanto, in base al movimento precedente, sarà il trend di crescita del prezzo.

Le nuvole di Ichimoku

L’analisi tecnica basata sulle nuvole di Ichimoku è veramente poco conosciuta in occidente ed ha la caratteristica di fornire dei segnali di acquisto e di vendita in base all’andamento di alcune medie.

Si tratta di 5 linee che vanno osservate assieme per ottenere il segnale:

  1. La Tenkan Sen è la media dei massimi e minimi degli ultimi 9 periodi, ottenuta sommando i due valori e dividendola per 2. Una sorta di momentum e si presta all’uso del tipo media mobile (linea celeste)
  2. La Kijun Sen è la media dei massimi e minimi degli ultimi 26 periodi, ottenuta sommando i due valori e dividendola per 2 linea (linea rossa);
  3. La Chikou Span è il prezzo di chiusura della barra corrente spostato indietro di 26 periodi (la linea verde);
  4. La Senkou Span A è l’area formata dalla media tra la Tenkan Sen e Kijiun Sen divisa per 2 e spostata in avanti di 26 periodi (verde scuro);
  5. La Senkou Span B è il valore medio del prezzo massimo più alto e del prezzo minimo più basso degli ultimi 52 periodi diviso per 2 e messo in avanti di 26 periodi (rosso acceso)

L’area tra la Senkou A e la Senkou B è la cosiddetta nuvola e quando la Senkou Span A è sopra la Senkou Span B abbiamo una nuvola rialzista e, naturalmente, viceversa.

Dal punto di vista operativo abbiamo un segnale di acquisto quando il prezzo rompe al rialzo il bordo superiore della nuvola e va chiusa quando, invece, rompe il bordo inferiore:

Schermata 2015-05-31 alle 15.38.23

L’importanza dei numeri tondi

In questa pagina vogliamo indicarvi un’importante costante nei prezzi. Qualsiasi sia l’asset di cui parliamo i numeri “tondi” rappresentano sempre dei punti di resistenza o supporto per un certo prodotto.

Osserviamo ad esempio il grafico mensile dell’oro:

Oromensile

Come potete osservare il livello 1.000 ha fatto da resistenza per ben 3 volte tra il 2008 e il 2009 e la rottura di questo livello ha portato a nuovi massimi. La stessa cosa è avvenuta nel corso del 2o10 quando il prezzo ha rotto i 1.200 o quando il prezzo ha raggiunto i 1.400.

Addirittura il massimo storico lo abbiamo registrato proprio in corrispondenza dei 1.900 dollari. Abbiamo poi dei falsi segnali come nel dicembre dell’anno scorso quando il prezzo sembrava aver rotto al ribasso i 1.200 punti per poi, seppur temporaneamente, tornare verso i 1.300 dollari.

Questo è dovuto alla cosiddetta autorganizzazione delle aspettative: il mercato pensa che questi livelli siano dei livelli soglia e gli operatori immettono i loro ordini in corrispondenza di queste soglie determinando i movimenti di prezzo. Orbene non significa che tutti facciamo la stessa cosa (comprare o vendere), perché se c’è chi compra c’è anche chi vende ma, sicuramente, questi livelli sono significativi e il raggiungimento dei numeri tondi, nella maggior parte dei casi, rapprenda un punto dove i prezzi rimbalzano.

Gli Indicatori: Zig Zag

Più che di un oscillatore o indicatore in questo articolo vi parleremo di uno strumento per il trading. Si tratta di uno strumento grafico che vi evidenzia bene le inversioni di trend di mercato. Il suo funzionamento è abbastanza semplice: la linea segna un inversione quando il prezzo cambia di una certa percentuale rispetto al massimo/minimo precedente e, tale candela, è quella con il prezzo di chiusura più basso (minimo) o più alto (massimo) rispetto alle candele che la circondano.

Guardando a questo grafico vi sarà tutto più chiaro:

Schermata 2015-11-14 alle 18.08.35

Noi abbiamo usato un filtro al 5%, nel senso che l’inversione viene segnata se l’inversione è avvenuta con un ritracciamento di almeno il 5% rispetto al massimo/minimo precedente, ma si può cambiare il filtro per rendere l’indicatore più o meno “rapido” nel segnare le inversioni.

Si tratta, più che di uno strumento di trading, di uno strumento di supporto ad altre analisi, soprattutto quando si vuole validare un segnale di inversione.

Il modello di Black e Scholes

Tentare di spiegare in parole semplici il modello di Black e Scholes è arduo. A mio avviso, tuttavia, è possibile fornirne comunque presupposti e implicazioni.

Come presupposti alla base del modello ci sono:

  • mercati sempre aperti;
  • assenza di costi di arbitraggio;
  • il tasso d’interesse privo di rischio costante nel tempo;
  • la volatilità del prezzo del sottostante è costante;
  • i movimenti del prezzo del sottostante seguono una distribuzione lognormale, il che implica una distribuzione normale dei rendimenti capitalizzati;
  • il sottostante non paga dividendi

Capisco che, a molti, molti termini possano sembrare complicati ma vediamo di spiegare in dettaglio di cosa stiamo parlando.

Mercati sempre aperti

Il punto 1 ci dice che il modello per funzionare presuppone che sia possibile in ogni momento comprare o vendere il sottostante (forse solo le valute hanno questa caratteristica).

Assenza di costi di arbitraggio

Il punto 2 ci dice che, qualora ci fosse la possibilità di guadagnare senza rischio sul mercato, questo lo si potrebbe fare a costo zero.

Il tasso d’interesse privo di rischio costante nel tempo

Il punto 3 fa riferimento ad un tasso d’interesse, detto privo di rischio, con cui far muovere i soldi nel tempo: i tassi d’interesse sono un po’ il premio che si incassa per rinunciare oggi ai soldi e riaverli tra un po’ di tempo. Privo di rischio significa che l’investimento in questo tasso non può portare a perdite e che, quindi, il tasso utilizzato rappresenta solo il valore temporale del denaro (non il rischio di fallimento o di liquidità).

La volatilità del prezzo del sottostante è costante

Il punto 4 è la base del concetto delle opzioni: la volatilità. Un sottostante molto volatile è un sottostante il cui prezzo, molto spesso e anche per grandi variazioni, si muove rispetto al suo prezzo medio. Consideriamo due titoli: un titolo A, che ha avuto negli ultimi 6 giorni un prezzo fisso a 10€, e un titolo B, che ha avuto negli ultimi 6 giorni questo andamento: 2€, 18€, 5€, 15€, 9€, 11€. I titoli avranno lo stesso prezzo medio, ma il titolo B ha una “volatilità” maggiore (in realtà A non ha proprio volatilità!).

I movimenti del prezzo del sottostante seguono una distribuzione lognormale

normale_pulitaIl punto 5 è un altro cardine del modello. Una distribuzione di probabilità è una rappresentazione di come si muove un determinato fenomeno: la distribuzione normale è quella qui a fianco: con f(x) indichiamo la probabilità che la variabile x assuma quel valore.

Ad esempio qual’è la probabilità che lanciando una moneta venga testa e che quindi vinciamo 1€ o che venga croce e che quindi perdiamo 1€? Se lanciamo la nostra moneta milioni di volte, alla fine mediamente, non avremo vinto nulla!

Quindi la probabilità di non guadagnare nulla ossia f(0) avrà il valore maggiore di tutte le altre possibilità. Come si capisce la possibilità che, lanciando 1 milione di volte la moneta esca per 1 milione di volte testa o 1 milione di volte croce è praticamente zero. Infatti valori di x molto grandi o molto negativi hanno probabilità infinitesimali. Questa distribuzione ha una formula che mi dice, per ogni valore di x qual’è la sua probabilità di realizzarsi.

Nella formula di Black e Scholes viene utilizzata una distribuzione normale cd standardizzata, che cioè, rende la media sempre pari a 0 (come per il lancio di moneta) e la volatilità (ossia l’ampiezza della campana) pari a 1 a prescindere dai valori che può assumere il fenomeno: se riempiendo un bicchiere per 1 milione di volte, mediamente, ottengo 30 cl di acqua con una volatilità pari a 3  allora la distribuzione normale standardizzata sarà pari a x – 30 / [3^(1/2)].

Il sottostante non paga dividendi

Il punto 6 serve solo nella formulazione base del modello.

Con questa breve esposizione delle basi del modello spero di aver fatto capire che questo modello si basa, sostanzialmente, su ipotesi abbastanza plausibili come il fatto che il prezzo di un bene rimanga, mediamente, dove è stato mediamente nel passato e che non ci possono essere opportunità di arbitraggio.

Alla fine la formula di Black e Scholes per prezzare una call di tipo europeo su un sottostante che non paga dividendi è uguale a:

blackscholes.001

N(d1) e N(d2) sono due variabili normali standardizzate, S è il prezzo del sottostante oggi, K lo strike price, r il tasso privo di rischio, T-t la durata dell’opzione e σ la deviazione standard (la radice quadrata della volatilità).

A questo punto posso darvi una spiegazione intuitiva della formula per il calcolo del prezzo di un’opzione.

Tale formula ci indica che il prezzo di una call europea di un sottostante che non paga dividendi è pari alla differenza tra:

  • S x N(d1),  ossia tra il prezzo del sottostante oggi e la probabilità che l’opzione finisca in the money alla scadenza della stessa.
  • K x e-r x (T-t) x N(d2), il valore atteso attualizzato del costo di esercizio dell’opzione stessa per la probabilità che ciò avvenga.

Secondo me un ulteriore chiarezza la potremmo avere se pensiamo che, per valori molto più grandi di S rispetto a K (ossia per valori del sottostante molto molto maggiori dello strike price), la probabilità che l’opzione venga esercitata è praticamente pari al 100% e, infatti, per S molto più grande di K sia N(d1) che N(d2) diventerebbero praticamente uguali a 1 (ossia 100%).

In questo caso, il valore della call perderebbe l’incertezza e diventerebbe semplicemente pari a:

CE = S – K x e-r x (T-t)

Per le put il discorso è molto simile, nel senso che i parametri sono gli stessi ma, chiaramente, la probabilità di andare in the money dipende negativamente dal prezzo attuale del sottostante e, quindi, le probabilità vanno considerate al contrario delle call.

PE = K x e-r x (T-t) x N(-d2) – S x N(-d1)

Possiamo, per concludere, dire che il prezzo delle opzioni dipende dalla probabilità che queste hanno di andare in the money ed essere esercitate.

Tralasciamo, per il momento, tutte le “varianti” del modello per tener conto dei dividendi o sottostanti particolari, tranne che per quello che riguarda le opzioni su valute.

b&s currency.001In tale variante, come si vede, il sottostante (S) è considerato la valuta estera che, come è noto, ha il suo tasso d’interesse.

Tassi di cambio e convertitore valuta

Il sistema di Bretton Woods, in vigore prima del 1971, fu introdotto in sostituzione del gold exchange; tale accordo aveva fissato un tasso di cambio fisso tra tutte le valute e il dollaro, ed un tasso di cambio tra dollaro e oro, e questo al fine di ottenere una stabilizzazione, evitando oscillazioni tra le valute internazionali e fughe di capitali tra un paese e l’altro. Dopo la seconda guerra mondiale, dovendo far fronte alla ricostruzione e necessitando pertanto di forti movimenti di capitale, il sistema Bretton Woods non fu in grado di assicurare la stabilità internazionale.

Nel 1971 venne così creato il Forex ed i tassi di cambio tornarono a fluttuare.

Le oscillazioni del tasso di cambio dipendono dalla domanda e offerta delle due monete; quella che verrà maggiormente domandata, tenderà ad apprezzarsi.

La moneta estera che può essere acquistata con un’unità di moneta nazionale è indicata dal tasso di cambio tra due valute.
Il tasso di cambio euro dollaro viene così espresso: EUR/USD.

Oggi il cambio EUR/USD è pari a 1.31259; un euro costa 1.31259 dollari e per ogni dollaro si ricevono 1.31259 $.
Un americano per 100 € dovrà pagare 1.31259 $ x 100 = 1.31259 $.

L’oscillazione dei tassi di cambio è continua e quindi se in questo preciso istante sono necessari 131$ per acquistare 100 €, poco dopo potrebbero essere necessari più oppure meno di 131 $ per acquistare sempre 100 €.

Nel caso in cui si verifichi una situazione in cui il giorno successivo il tasso di cambio passa da 1.31259 a 1.35749, 100 € costerebbero 1.31259 x 100 = 135,749$, 4,5 $ in più rispetto al giorno precedente.

Tra le coppie più utilizzate nel mercato forex abbiamo: EUR/USD, GBP/USD; USD/JPY; AUD/USD, EUR/JPY.

Sul forex i profitti crescono in base ai capitali che si investono anche se con la leva finanziaria è oggi possibile investire somme alte pur non possedendole fisicamente.

Tassi di Cambio

Il tasso di cambio, definito anche tasso di conversione, è quel rapporto che intercorre tra due tipologie di valuta, ossia il prezzo di una moneta “tradotto” in un’altra moneta.

I tassi di cambio vengono espressi con fattori di due valute e generalmente il cambio, in particolar modo nel mercato del forex trading viene indicato con 5 cifre. Facciamo un esempio con una coppia di valute euro/dollaro, ipotizzando un cambio delle due valute corrispondente ai valori EUR/USD.

EUR/USD=1,2745 sta ad indicare che per comprare 1 euro, servono 1,2745 dollari.

In pratica se volessimo comprare 1000 €, dovremmo operare nel seguente modo:
– 1000×1,2745 = 1274,5 dollari necessari
Se volessimo invece comprare 1500 €, il calcolo sarebbe 1500×1,2745 = 1911,75 dollari necessari all’acquisto.

Nell’ipotesi in cui volessimo comprare dollari con gli euro, la formula per calcolare il tasso di cambio USD/EUR è la seguente:
– 1/EUR-USD, ovvero 1:1,2745 = 0,7846 euro.

Vuol dire che per acquistare un dollaro sono necessari 0,7846 €.

Al contempo, se volessimo pertanto comprare 1000 dollari con degli euro, occorrerebbe fare:
– 1000×0,7846 = 784,6 euro, e se volessimo acquistare 1500 dollari con gli euro, occorrerebbero fare il conto: 1500×0.7846 = 1176,9 euro.

I tassi di cambio hanno un ruolo centrale a livello commerciale, essenziale per qualsiasi libera economia di mercato in tutto il mondo. Le valute rappresentano proprio per questo motivo le variabili finanziarie più seguite, analizzate e manipolate a livello governativo.

I tassi di cambio incidono inoltre sul rendimento reale del portafoglio di un investitore.

Una valuta più forte rende le esportazioni di un paese più costose e le importazioni dai mercati stranieri più convenienti. Una moneta più debole rende le esportazioni di un paese più economiche e le importazioni più costose dai mercati esteri.

I cittadini di differenti paesi possono commerciare tra loro comprando e vendendo le rispettive valute nazionali. Il prezzo della valuta di una nazione, espresso in relazione ad una seconda valuta, è appunto il tasso di cambio, e questo incidendo sul commercio e sui flussi di capitale, ha un ruolo fondamentale nell’area della macro-economia.

Convertitore Valuta

Per conoscere il valore del denaro in altre valute, possiamo adoperare un facile strumento: il convertitore valuta.
Si rileva uno strumento utile in più occasioni, e tra queste turisti in viaggio, consumatori interessati all’acquisto di beni esteri, ma non solo.

Maggiori saranno le operazioni di cambio e maggiori le operazioni di quelle imprese con il compito di convertire le valute negli affari al di fuori del paese di origine.

E’ solito che Investitori e speculatori richiedano il cambio valuta in caso di operazioni di cambio per investimenti esteri, e ciò mediante:

  • Azioni;
  • Obbligazioni;
  • Depositi bancari;
  • Immobiliari.
[wpcc title=”Convertitore di Valute” pretool_paragraph=”Prova questo semplice strumneto di Conversione valute” from_default=USD to_default=EUR]

Tasso di cambio reale e nominale

Il tasso di cambio nominale è quello maggiormente presente all’interno delle discussioni economiche. Quando il dollaro è a 1.35 contro l’euro, parliamo di tasso di cambio nominale.
Il tasso di cambio reale rappresenta la quantità di beni e servizi che un paese può scambiare con i beni e servizi di un altro paese.

Il tasso di cambio reale può essere espresso con l’equazione:
(tasso di cambio nominale * prezzo nazionale) / prezzo estero.

Sistema fisso e variabile

Sono i 2 sistemi internazionali di cambio; in quello fisso i paesi fissano il rapporto tra le rispettive valute impegnandosi a mantenerlo nel tempo. Il tasso è mantenuto stabile con l’acquisto/ vendita di riserve di valuta straniera, determinate dalla domanda di valuta.

Nel sistema a tasso fisso, la variazione giornaliera del cambio è minima.

Nel caso in cui il tasso di cambio tra dollaro ed euro fosse fisso nella proporzione 1:1.25, allora aziende, governi e singoli cittadini potrebbero contare sulla mancata variazione del tasso di cambio in uno specifico arco temporale. Questo tasso di cambio fisso è positivo per le aziende, in quanto viene meno l’imprevedibilità delle variazioni del tasso di cambio tra due valute.

Il sistema di tasso fisso risulta però limitativo e costoso da mantenere. In un sistema a tasso di cambio variabile un paese lascia che sia il mercato a stabilire il valore della propria valuta.

L’oscillazione della valuta, fa si che il tasso di cambio risponda a quelle leggi di domanda/offerta applicabili a qualsiasi bene; il valore di una valuta aumenta rispetto alle altre in presenza di una forte domanda di questa.
Nella domanda incidono più fattori: gusto consumatori, inflazione, speculazione.

Ne consegue che i tassi di cambio sono più volatili in quei nei sistemi variabili.
Il tasso di cambio dipende da 4 fattori principali: la domanda locale di valute straniere; dalla loro fornitura locale; dalla bilancia commerciale del paese; forza economica del paese e altri fattori.

Tassi di Cambio principali

  1. Spot Exchange Rate: Corrisponde al tasso di una valuta al prezzo di mercato odierno.
  2. Forward Exchange Rate: E’ la possibilità di scambiare una coppia di valute a termine; la valuta deve essere consegnata in un determinato periodo di tempo futuro, ad un tasso concordato. Utilizzato dalle aziende tese a ridurre i rischi di volatilità dei tassi di cambio.
  3. Bi-lateral Exchange Rate: Il tasso a cui una valuta può essere scambiata contro un altra.
  4. Effective Exchange Rate Index (EER): Rappresenta un indice rispetto al valore della sterlina rapportata ad un paniere di valute del paese con cui si negozia (importanza del commercio tra il Regno Unito e il paese).
  5. Real Exchange Rate o Tasso di cambio reale: Indica il rapporto degli indici dei prezzi interni tra 2 paesi. Un aumento in negativo del tasso di cambio reale di un paese nei confronti dell’altro, incide in negativo sulla competitività di quel paese.

La stagionalità

La stagionalità è un fenomeno che si potrebbe sintetizzare nel fatto che i mercati hanno dei “periodi” dell’anno in cui si riscontrano, con una certa frequenza, dei movimenti più o meno ripetitivi. Al di là dei detti tipici del mercato azionario (tipo sell in may and go away, cioè vendi in maggio e stai fuori dal mercato) si sono riscontrati in diversi asset delle “ricorrenze” nei prezzi.

Alcuni studi, ad esempio, hanno dimostrato che  EURUSD hanno volatilità più alta in dicembre e, quindi, dei movimenti più bruschi che possono far si che alcuni supporti o alcune resistenze possano resistere con più difficoltà ai tentativi di penetrazione da parte dei prezzi. Anche agosto risulta essere un periodo molto volatile come un po’ tutti i periodi di festa. Pochi operatori determinano i prezzi e sono sufficienti a generare grossi movimenti di prezzo.

Dal punto di vista dell’operatività, quindi, ci potrebbero essere delle situazioni in cui i prezzi si muovono più del normale in questi periodi e va tenuto presente allargando un po’ le maglie di resistenze e supporti.

La Durata

Definiamo ora un concetto molto importante per le opzioni: la durata. Può sembrare banale ma la durata influenza in maniera decisiva il prezzo e la valutazione delle opzioni.

Per prima cosa esiste una distinzione fondamentale tra le opzioni che parte proprio dalla loro durata:
– Le opzioni di tipo europeo che hanno una durata fissata. L’opzione quindi può essere esercitata solo alla scadenza prefissata.
– Le opzioni di tipo americano che, invece, possono essere esercitate durante tutta la vita dell’opzione fino alla scadenza.

La distinzione non è di poco conto. Guardiamo, ad esempio il grafico dell’indice FTSE MIB da novembre 13 a settembre 14. Poniamo che a gennaio 14 abbiamo comprato un’opzione call sull’indice con scadenza settembre 14 e prezzo strike (ossia prezzo al quale possiamo comprare) pari a 21.827 punti.

Nel caso la mia opzioni fosse stata europea io, a settembre, non l’avrei esercitata perché avrei comprato a 21.827 punti una cosa che, sul mercato, potevo trovare a circa 20.000 punti: sostanzialmente ho perso il premio pagato in gennaio!

Nel caso, invece, di un’opzione americana io in giugno avrei potuto (ma non dovuto per forza!) esercitare la mia opzione e guadagnarci.

Le opzioni: la durata

Come si può immaginare, quindi, un’opzione americana costa almeno tanto quanto una europea se non, di solito, di più in quanto da la possibilità di essere esercitata in qualsiasi momento fino alla scadenza.

Quindi è opportuno controllare sempre di che tipo di opzione stiamo parlando perchè potremmo perderci dei soldi!

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