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Questo nome, se siete appassionati di finanza, non dovrebbe esservi nuovo. Vi do un aiutino: Charles Dow e il suo socio Edward Jones fondarono a fine 1800 la Dow Jones & Company.

A Dow dobbiamo la creazione del primo indice di mercato (da cui ancora oggi il nome): egli credeva che fosse possibile rappresentare lo stato di un’economia anche con pochi titoli opportunamente scelti.

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Dal 1928 il Dow Jones è composto da soli 30 titoli ed è uno degli indici mondiali di riferimento.

Ma pochi sanno che a questa società dobbiamo i primi scritti sull’analisi tecnica sotto forma di articoli pubblicati sul Wall Street Journal. Il modello di Dow si fonda su 6 pilastri:

  1. Gli indici scontano tutto: i mercati sono efficienti e tutte le notizie rilevanti sono riflesse nei valori di borsa.
  2. Il mercato ha 3 trend. E’ questo forse uno dei pilastri della Teoria di Dow:

    un trend rialzista è in atto se il mercato cresce con minimi e massimi relativi che sono sempre maggiori dei precedenti.Come si vede dal grafico qui a fianco finchè il mercato cresce facendo dei movimenti al rialzo in cui i  minimi e i massimi che individuiamo (perché NOI riteniamo che siano dei minimi e dei massimi) allora possiamo dire che il mercato è ancora in trend rialzista”. Nel momento in cui il massimo relativo risulta inferiore al precedente possiamo affermare che il trend rialzista.Naturalmente per il trend ribassista vale esattamente il contrario: finche i minimi relativi e i massimi relativi saranno inferiori ai precedenti possiamo affermare che il trend negativo è ancora in atto. Oltre a quest’importante indicazione Dow afferma che sia i trend rialzisti che quelli ribassisti sono di tre tipi: primario, secondario e minore.Il trend primario di un mercato è quello di lungo periodo, che Dow afferma essere dai 4 mesi in poi. Il trend secondario è invece di durata dal mese al 3 mesi e, infine, il trend minore è quello inferiore al mese. Ogni trend è una “correzione” di quello precedente. Un trend primario rialzista è interrotto da un trend secondario ribassista (di solito per circa il 50% del trend principale, ma possono andare dal 33% al 66%) che a sua volta è interrotto da un trend minore rialzista. Qui nel grafico a fianco vediamo come un trend secondario ribassista della durata trimestrale è interrotto da uno minore della durata di un mese.
  3. Il trend primario ha tre fasi. Nella prima fase di un trend rialzista, chiamata accumulazione, sono gli investitori istituzionali o più informati ad entrare nel mercato. Nella seconda fase, chiamata di partecipazione pubblica, sono invece la parte degli investitori a prendere la stessa posizione degli istituzionali. Nella terza, chiamata distributiva, invece, è ormai quella della diffusione pubblica dell’andamento economico e dove, sono gli istituzionali a vendere a chi entra nel mercato. Queste tre fasi sono poi alla base della teoria di Elliott.
  4. Gli indici si devono confermare a vicenda. Una fase che sia rialzista o ribassista non può essere settoriale ma deve essere generalizzata.
  5. Il volume deve confermare il trend. Questo è un assunto che vale in tutte le metodologie di analisi tecnica anche se per Dow non era fondamentale: quando un mercato è in un certo trend i volumi crescono coerentemente con il trend. Se ho cioè un trend primario rialzista i volumi di scambio saranno maggiori durante i rialzi che non durante le correzioni.
  6. Un trend è in atto fino a che non si verifica un segno contrario. Come si vede dalla figura 1 possiamo dire che il trend rialzista è verificato finchè il massimo o il minimo relativo successivo sono maggiori del precedente.

Un aspetto molto importante è che questa teoria nacque per spiegare i trend non per anticiparli e, secondo il mio punto di vista, come tale può essere utilizzata: come conferma di una propria strategia.

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