La guerra commerciale avviata dalla nuova amministrazione Trump ha avuto effetti devastanti sui mercati finanziari globali. Il 4 marzo 2025 sarà ricordato dagli investitori come il giorno in cui l’annuncio dei nuovi dazi americani ha scosso le borse europee, causando un crollo generalizzato che ha fatto perdere oltre 367 miliardi di euro di capitalizzazione.
Lo Stoxx 600 ha chiuso con un pesante -2,14%, mentre Milano e Francoforte hanno registrato perdite ancora più significative.
Il contesto della guerra commerciale
I dazi annunciati segnano un cambiamento radicale rispetto alle politiche commerciali degli ultimi decenni. La decisione unilaterale di imporre nuove tariffe su Canada, Messico e Cina rappresenta un ritorno al protezionismo. Le nuove misure colpiscono in particolare il settore automotive, con tariffe che possono far aumentare il costo di un’auto importata fino a 10.000 dollari. La strategia americana è chiara: costringere la rilocalizzazione della produzione all’interno dei confini statunitensi attraverso misure punitive sulle importazioni. America First si trasforma da slogan elettorale a una concreta politica economica.
Le contromisure
Il Canada ha risposto con dazi al 25% su 155 miliardi di dollari di prodotti americani. Il premier Trudeau ha accusato Trump di voler «distruggere l’economia canadese». Il Messico sta considerando misure simili, mentre la Cina ha espresso forte opposizione. Il rischio è quello di un sistema commerciale frammentato in blocchi regionali.
Guerra dei dazi: le azioni che potrebbero aumentare di valore
Mentre molti titoli stanno affrontando difficoltà, alcune azioni potrebbero trarre vantaggio dalla nuova guerra commerciale. Ecco allora cinque titoli che, grazie al loro posizionamento strategico, all’esposizione geografica o al settore di appartenenza, mostrano buone prospettive di crescita in questo contesto turbolento.
| Migliori azioni guerra dei dazi | ⭐ Valutazione |
| Lockheed Martin (LMT) | 9.9 |
| United States Steel (USX1) | 9.8 |
| Campari (CPR) | 9.6 |
| LVMH (MC) | 9.5 |
| Nestlé (NESN) | 9.4 |
| Stellantis (STLAM) | 9.3 |
| Volkswagen (VOW) | 8.9 |
| STMicroelectronics (STMMI) | 8.7 |
| Ferrari (RACE) | 8.7 |
| Zalando (ZAL) | 8.7 |
Lockheed Martin
Il colosso americano della difesa Lockheed Martin mostra una situazione tecnica interessante nonostante alcune contraddizioni nei dati recenti. Attualmente (5 marzo 2025) quota a 453,67$, con performance contrastanti: un calo del -6,64% dall’inizio del 2025, ma un +5,02% su base annuale.

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L’andamento di lungo periodo mostra una forte crescita tra luglio e ottobre 2024, quando il titolo ha raggiunto i 600$, seguita da una correzione che l’ha riportato ai livelli attuali.
L’analisi tecnica evidenzia che il titolo si sta stabilizzando intorno ai 450. Dopo aver toccato minimi sotto i 425$ a febbraio 2025, LMT ha mostrato segni di ripresa, suggerendo un possibile rimbalzo. Il portafoglio ordini di 158 miliardi di dollari offre visibilità sui ricavi futuri, e l’approccio America First dell’amministrazione Trump potrebbe tradursi in maggiori stanziamenti per la difesa.

Gli analisti di Goldman Sachs mantengono un target price di 510 dollari, significativamente sopra i livelli attuali, nonostante la recente volatilità. Con tensioni commerciali che potrebbero evolvere in più ampie frizioni geopolitiche, Lockheed Martin rimane ben posizionata per capitalizzare sul nuovo scenario internazionale.
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U.S. Steel
U.S. Steel presenta un quadro tecnico interessante. Attualmente (5 marzo 2025), il titolo è quotato a 37,94$, con performance contrastanti: un rialzo del +11,62% dall’inizio dell’anno, ma un calo del -20,56% su base annuale. Questa apparente contraddizione riflette la volatilità che ha caratterizzato il titolo nell’ultimo anno.

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L’analisi tecnica mostra che, dopo un minimo intorno ai 30$ all’inizio di gennaio 2025, il titolo ha avviato un trend rialzista, stabilizzandosi sopra i 37$ nelle ultime settimane. Tuttavia, il grafico annuale rivela che il titolo ha perso terreno rispetto ai massimi di 47$ toccati nella primavera del 2024, con due forti correzioni avvenute a settembre 2024 e a fine 2024/inizio 2025. Nonostante la volatilità storica, U.S. Steel rappresenta un caso emblematico di azienda che potrebbe beneficiare direttamente delle politiche protezionistiche di Trump.

La capacità produttiva attualmente sottoutilizzata (75%) offre ampio margine di crescita senza necessità di nuovi investimenti sostanziali, permettendo una risposta rapida all’aumento della domanda interna di acciaio che i dazi dovrebbero stimolare. Il CEO David Burritt ha dichiarato che l’azienda potrebbe aumentare la produzione del 20% nei prossimi sei mesi, con potenziali riflessi positivi sulla redditività. Se le politiche protezionistiche si consolideranno, U.S. Steel potrebbe rivedere i massimi del 2024, offrendo un potenziale upside significativo rispetto ai livelli attuali.
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Campari
Campari al 5 marzo 2025 è quotato a 6,21€, con performance contrastanti: da inizio 2025 registra un lieve incremento del +0,11% e un rialzo giornaliero dell’1,84%, mentre la performance annuale è fortemente negativa, con un -34,06%. Il grafico annuale è particolarmente significativo, perché evidenzia un trend ribassista persistente che ha portato il titolo dai massimi di circa 10€ all’inizio del 2024 agli attuali 6,21€, con un crollo marcato tra settembre e ottobre 2024. Solo nelle ultime settimane di febbraio e marzo 2025 si nota un timido tentativo di inversione, con una risalita dai minimi di circa 5€ toccati all’inizio di febbraio.

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Sebbene Campari abbia mostrato resilienza il 4 marzo (+1,35% mentre il mercato crollava), questo dato deve essere interpretato nel contesto di un titolo che ha già perso un terzo del suo valore nell’ultimo anno. Il recente rimbalzo potrebbe essere attribuito a vari fattori, tra cui la diversificazione geografica con una significativa presenza produttiva negli USA (attraverso marchi come Wild Turkey e SKYY Vodka), che potrebbe parzialmente proteggerlo dagli effetti negativi dei dazi.

La recente acquisizione di Courvoisier, sebbene strategicamente valida nel lungo termine, ha probabilmente esercitato pressione sul titolo nel breve periodo, influenzando negativamente i margini. Gli investitori sembrano ora cautamente rivedere le prospettive dell’azienda nel nuovo scenario commerciale, ma il recupero è ancora nelle fasi iniziali e necessita di conferme.
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- Guida: Come comprare azioni Campari
LVMH
Anche nel caso di LVMH le performance sono contrastanti: un notevole +36,20% dall’inizio dell’anno e un rialzo giornaliero del +5,70%, ma un significativo -19% su base annuale (-157,50€). La performance evidenzia un chiaro trend ribassista per gran parte del 2024, con il titolo che è sceso dai massimi di circa 870€ all’inizio dell’anno fino a toccare minimi intorno ai 580€ a fine 2024.

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Tuttavia, a partire da gennaio 2025, si osserva un significativo rimbalzo che ha riportato il titolo sopra i 670€, con un picco vicino ai 750€ a metà febbraio.
L’analisi tecnica conferma questa inversione di tendenza, mostrando che le medie mobili hanno iniziato a convergere verso l’alto dopo una lunga fase di discesa. Il volume degli scambi è rimasto consistente durante la fase di ripresa, segnalando un interesse genuino da parte degli investitori. Questa recente resilienza del titolo, in un contesto di tensioni commerciali, supporta l’idea che LVMH possa beneficiare indirettamente della guerra commerciale. La sua diversificazione geografica, con una forte presenza in Asia (34% del fatturato) e negli USA (27%), potrebbe rivelarsi un vantaggio strategico.

Inoltre, il rafforzamento del dollaro rispetto all’euro, tipico in fasi di tensioni commerciali centrate sugli USA, potrebbe favorire i margini sulle vendite americane. Il settore del lusso ha storicamente dimostrato resilienza durante i periodi di incertezza economica, con una clientela meno sensibile alle fluttuazioni economiche. Con un P/E attuale di circa 24, inferiore alla media quinquennale di 29, LVMH si presenta come un’opzione interessante per gli investitori che credono nella capacità dell’azienda di affrontare le attuali turbolenze di mercato.
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- Guida: Come comprare azioni (LVMH)
Nestlé
Nestlé presenta un profilo tecnico particolarmente interessante in questo contesto di guerra commerciale. Attualmente (5 marzo 2025) a quota a 88,44 CHF, mostra dati contrastanti: un eccellente +18,39% da inizio anno, ma una flessione del –3,80% su base annuale.

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L’analisi tecnica rivela un 2024 iniziato con valori intorno ai 95 CHF, seguito da un trend ribassista che ha portato il titolo a toccare minimi di circa 74 CHF a gennaio 2025. Da quel momento, Nestlé ha avviato un rimbalzo deciso, con un rally impressionante che l’ha riportata vicino ai 90 CHF nelle ultime settimane.
Gli indicatori tecnici suggeriscono che il recupero è solido: il MACD mostra un segnale rialzista, l’RSI a 69 indica un titolo che si avvicina all’ipercomprato ma ha ancora margine, mentre le medie mobili a breve termine hanno attraversato verso l’alto quelle a medio termine, confermando la forza del trend positivo recente.

Nestlé rappresenta un classico titolo difensivo che tende a sovraperformare in periodi di incertezza economica. La sua vasta diversificazione geografica e di prodotto, con un portafoglio di marchi essenziali e di consumo quotidiano, la rende relativamente immune alle tensioni commerciali. Inoltre, la solidità del franco svizzero in periodi di instabilità offre un ulteriore elemento di protezione per gli investitori internazionali. Il colosso svizzero dell’alimentare ha già dimostrato storicamente la capacità di navigare con successo attraverso crisi economiche e tensioni geopolitiche, grazie al suo modello di business resiliente basato su prodotti di prima necessità. In un contesto di possibile aumento dei dazi sulle importazioni alimentari, Nestlé beneficia della sua struttura produttiva altamente localizzata, con stabilimenti in quasi tutti i mercati principali, riducendo significativamente l’esposizione.
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Stellantis
Il titolo versa in una situazione critica. Stellantis ha registrato un notevole calo nel 2024, con una perdita complessiva di circa il -53% su base annuale. Attualmente (5 marzo 2025), il prezzo è di 12,58 $, con una performance year-to-date di -0,47% e una performance annuale di -53,04%. È significativo il crollo giornaliero del 10,16% avvenuto il 4 marzo 2025.

L’andamento storico evidenzia picchi tra i 25 e i 30 $ all’inizio del 2024, seguiti da un costante declino nel corso dell’anno, con una stabilizzazione intorno ai 12-13 $ nei primi mesi del 2025. In questo contesto di tensioni commerciali, gli analisti prevedono un impatto potenziale sui guadagni di 3,4 miliardi di euro, corrispondente a circa il -25% dell’utile operativo.

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Questo scenario è principalmente dovuto alla complessa rete produttiva internazionale, con stabilimenti in Messico e Canada che esportano negli USA, e ai potenziali dazi che aumenterebbero notevolmente i costi. Le sfide strategiche per Stellantis sono molteplici: la riconversione produttiva sarebbe costosa e complessa, c’è il rischio di perdere quote di mercato trasferendo i costi sui consumatori, e nel contempo l’azienda deve affrontare la transizione verso l’elettrico, che richiede ingenti investimenti.

Con un P/E forward di 3,5, il titolo appare conveniente, ma questo basso multiplo riflette le preoccupazioni degli investitori sulla capacità di Stellantis di mantenere i margini di profitto nel nuovo contesto commerciale.
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Volkswagen
Al 5 marzo 2025, il titolo è quotato a 108,40 €, con una performance dall’inizio dell’anno del +19,20% e un incremento giornaliero del +21,52%. Sebbene ci sia stata una flessione del -30,40% su base annuale, il titolo mostra segni di ripresa.

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L’andamento storico del titolo è stato caratterizzato da una notevole volatilità. Dopo aver raggiunto picchi intorno ai 140-150 € all’inizio del 2024, il gruppo ha subito un lungo declino, toccando minimi intorno agli 80 € verso la fine dello stesso anno.

Tuttavia, dall’inizio del 2025, si è osservato un trend di recupero che ha riportato il titolo sopra i 100 €.
Nel contesto della guerra commerciale, Volkswagen si trova ad affrontare sfide complesse. Gli analisti stimano un impatto di 1,77 miliardi di euro sui guadagni, aggravato dalla difficile transizione verso l’elettrico e dalla crescente concorrenza cinese. Il gruppo ha pianificato investimenti massicci di 180 miliardi di euro fino al 2027 per la conversione delle linee produttive, con il rischio che i dazi possano ridurre la liquidità disponibile in un momento cruciale.

Le prospettive a medio termine rimangono incerte. Con un P/E di circa 4, la valutazione appare compressa e riflette i significativi rischi di esecuzione nel nuovo contesto commerciale globale. Gli investitori sono preoccupati per le potenziali pressioni sui dividendi, tradizionalmente generosi, ora minacciati dai costi di transizione e dai possibili dazi. Nonostante le sfide, il recente recupero del titolo suggerisce una certa resilienza e capacità di adattamento da parte del gruppo automobilistico tedesco.
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STMicroelectronics
STMicroelectronics presenta un quadro articolato con diverse dinamiche da considerare. Attualmente (5 marzo 2025), il prezzo è di 23,08 €, con una performance year-to-date di -0,71% e una performance annuale di -45,58%. È significativo il crollo giornaliero dell’8,37% registrato il 4 marzo 2025.

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Il grafico evidenzia una notevole volatilità, con picchi intorno ai 26-27 € all’inizio del 2024, seguiti da un declino costante. Dopo aver toccato minimi intorno ai 22-23 € nei primi mesi del 2025, il titolo mostra alcuni segnali di stabilizzazione.

In un contesto di tensioni commerciali, STMicroelectronics si trova in una posizione particolarmente vulnerabile. La dipendenza da catene di approvvigionamento globali, l’esposizione al settore automotive (circa il 35% dei ricavi) e la forte concorrenza dei produttori asiatici rappresentano rischi significativi. La possibile riorganizzazione della logistica produttiva, considerando gli stabilimenti in Italia, Francia, Singapore e Malesia, costituisce una sfida strategica importante.

Nel breve termine, gli investitori potrebbero valutare alternative nel settore tecnologico meno esposte alle tensioni commerciali. Tuttavia, nel medio termine, la crescente domanda di semiconduttori per intelligenza artificiale e automotive potrebbe offrire opportunità di recupero. Con un P/E forward di 3,5, il titolo appare conveniente, riflettendo le preoccupazioni degli investitori sulla capacità di STM di mantenere i margini di profitto nel nuovo scenario commerciale.
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Ferrari (RACE) – Italia
Nel complesso Ferrari, fino a questo momento, ha godutyo di un andamento positivo, contrariamente a quanto previsto inizialmente. Al 5 marzo 2025, il titolo è quotato a 422,70 €, con una performance dall’inizio dell’anno del +13,50% e un incremento giornaliero del +3,30%.

Su base annuale, il titolo ha registrato un notevole aumento del +11,09%. Il grafico mette in evidenza una traiettoria interessante.

Dopo aver oscillato intorno ai 400-420 € nella prima parte del 2024, il titolo ha mostrato una crescita significativa, raggiungendo picchi vicini ai 480 € verso la fine dell’anno. Nei primi mesi del 2025, si nota una stabilizzazione intorno ai 420-430 €.

In un contesto di tensioni commerciali, Ferrari si trova in una situazione complessa. Con circa il 30% delle vendite globali nel mercato statunitense, l’azienda potrebbe subire l’impatto di eventuali dazi sul settore automotive. Tuttavia, il suo posizionamento nel segmento ultra-lusso e l’esclusività del marchio potrebbero aiutarla a mitigare parzialmente l’effetto.
L’espansione della gamma con il SUV Purosangue, progettato anche per aumentare la penetrazione nel mercato americano, potrebbe vedere compromesse le previsioni di vendita in caso di dazi significativi. Gli analisti di Morgan Stanley hanno recentemente abbassato le stime di crescita per il 2025-2026, menzionando esplicitamente i rischi legati alle tensioni commerciali. Con un P/E di circa 44, il titolo già incorpora aspettative di crescita elevate, rendendolo potenzialmente vulnerabile a delusioni legate al nuovo scenario commerciale globale.
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Zalando (ZAL.DE) – Germania
Dall’inizio del 2025, la performance di Zalando segna +2,19% (aggiornato al 5 marzo 2025) e un incremento giornaliero del +6,81%.

Su base annuale, il titolo ha registrato un notevole recupero con un +15,31%. Il grafico mostra una traiettoria piuttosto volatile.

Dopo aver toccato minimi intorno ai 28 € all’inizio del 2024, il titolo ha iniziato una ripresa graduale, raggiungendo picchi tra i 38 e i 39 € verso la fine del 2024. Nei primi mesi del 2025, si nota una stabilizzazione attorno ai 34-35 €.

In un contesto di tensioni commerciali, Zalando si trova ad affrontare sfide significative legate al suo modello di business, che si basa sull’importazione di abbigliamento da tutto il mondo. Con oltre 49 milioni di clienti attivi in Europa e margini operativi già esigui (circa il 4%), l’azienda potrebbe subire l’impatto di eventuali dazi europei sui prodotti statunitensi.
I principali rischi riguardano la necessità di decidere se assorbire gli aumenti dei costi o aumentare i prezzi, il che potrebbe portare a un rallentamento della spesa per beni discrezionali. Nonostante queste sfide, il titolo dimostra una certa resilienza. Con un P/E forward di circa 4, la valutazione appare compressa e riflette le incertezze legate al contesto commerciale globale. Il recente recupero potrebbe indicare la capacità dell’azienda di adattarsi alle nuove condizioni di mercato, pur rimanendo vulnerabile ai rischi delle tensioni commerciali.
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Guerra dei dazi: strategie di investimento
La diversificazione è fondamentale in un contesto di guerra commerciale. È importante non concentrare gli investimenti in un’unica area geografica o settore. Una strategia equilibrata prevede di avere esposizione a mercati diversi, come USA, Europa e mercati emergenti.
- Strumenti per investire: Per investire nelle azioni analizzate, ci sono vari strumenti disponibili. L’acquisto diretto di azioni è la soluzione più semplice: offre pieno controllo sull’investimento, ma richiede capitali significativi. Gli ETF settoriali e geografici permettono di investire in interi comparti con un solo investimento e costi contenuti. I CFD consentono di trarre vantaggio anche dai ribassi dei mercati grazie alla leva finanziaria. I certificati d’investimento offrono esposizione a un insieme di titoli con la possibilità di proteggere parzialmente il capitale. Le opzioni, riservate agli investitori esperti, permettono di attuare strategie di copertura o di sfruttare la volatilità attesa.
- Gestione del rischio: La guerra commerciale aumenta notevolmente la volatilità dei mercati, e impone di avere una solida strategia di gestione del rischio. È consigliabile utilizzare stop loss automatici per limitare le perdite potenziali, entrare gradualmente nelle posizioni invece di investire tutto in una volta, mantenere una quota di liquidità per cogliere opportunità da correzioni improvvise, allocare parte del portafoglio in oro e altre attività rifugio, e procedere a un bilanciamento regolare per mantenere l’allocazione target tra le diverse classi di attività.
- Broker consigliati: La scelta del broker giusto è cruciale per implementare efficacemente le strategie d’investimento in questo contesto volatile. Fineco bank si distingue per la completezza della piattaforma e l’accesso a 26 mercati globali. XTB offre commissioni competitive e una piattaforma eccellente come xStation 5. eToro è una soluzione interessante per investitori meno esperti grazie al copy trading. Pepperstone è la scelta ideale per chi desidera fare trading su CFD e forex con spread competitivi.
Conclusioni
L’analisi delle azioni in questo contesto di guerra commerciale mette in luce un panorama complesso e in continua evoluzione. Alcuni titoli, come Lockheed Martin e U.S. Steel, offrono potenziali opportunità grazie alle politiche protezionistiche, mentre aziende come Stellantis e STMicroelectronics sembrano più esposte ai rischi. Marchi come LVMH e Nestlé mostrano una notevole resilienza, frutto della loro diversificazione geografica. Per gli investitori, la chiave sarà scegliere titoli con strategie solide di adattamento, capacità di affrontare gli shock commerciali e posizionamenti strategici nei mercati globali.
FAQ: Domande frequenti
Sì, ma è fondamentale procedere con cautela. Alcuni settori e aziende potrebbero beneficiare delle tensioni commerciali. Investitori esperti possono cogliere opportunità in aree come la Difesa, l’acciaio e i beni di consumo essenziali, che tendono a mostrare una maggiore resilienza.
I titoli più promettenti sono: Lockheed Martin nel settore della difesa, U.S. Steel nel comparto siderurgico, LVMH nel lusso, Nestlé nell’alimentare e Campari nel beverage. Questi titoli si distinguono per diversificazione geografica, modelli di business flessibili e potenziale di crescita, anche in un contesto di tensioni commerciali.
L’ orizzonte temporale stimato è medio-lungo, perciò è raccomandabile usare strategie da 6-12 mesi per opportunità tattiche e 2-3 anni per posizionamenti strategici, in attesa di una ridefinizione degli equilibri commerciali globali.
La strategia principale è la diversificazione: distribuire gli investimenti tra vari settori (difesa, lusso, alimentari), aree geografiche (USA, Europa, mercati emergenti) e mantenere una quota di liquidità (15-20%). Inoltre, considerare strumenti come ETF, certificati d’investimento e opzioni può essere utile per gestire il rischio.


