Dopo che, all’inizio del mese, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha minacciato di imporre tariffe sui principali partner commerciali, il “kimchi premium” è aumentato. Il prezzo del bitcoin è, infatti, crollato sugli scambi esteri, mentre il mercato ha reagito alle oscillazioni, inasprendo le politiche monetarie delle banche centrali.
Tuttavia, nonostante le significative fluttuazioni nel mercato globale, il bitcoin ha continuato ad essere molto richiesto in Corea del Sud, alimentando il divario di prezzo delle criptovalute tra Seul e i mercati internazionali. Infatti, dal momento che il prezzo della criptovaluta si è abbassato in occidente, è cresciuta la differenza di valore tra Upbit, il principale exchange di criptovalute coreano, e Binance, l’exchange statunitense, registrando il divario più grande in quasi 10 mesi.
Stando alle dichiarazioni degli esperti del settore, sembrerebbe che questa discrepanza sia il riflesso degli sforzi degli investitori coreani atti a tutelarsi, attraverso l’uso della criptovaluta, dai potenziali rischi di una guerra commerciale.
Questa tesi è alimentata dal fatto che, tutte le volte che Trump ha ripreso con le minacce tariffarie, l’indice di riferimento Kospi ha subito forti cali. Questo accade poiché la Corea, che resta dipendente dalle esportazioni, sarebbe stato il paese più colpito da una probabile guerra commerciale. A segnalare ulteriormente le preoccupazioni vi è anche il fatto che il won coreano si è indebolito rispetto al dollaro USA, evidenziando un rallentamento nel sistema economico del Sud Corea.
Kim Min-seung, responsabile della ricerca presso Korbit, uno dei primi cinque exchange di criptovalute in Corea del Sud, ha recente affermato che a causa del calo dei tassi di interesse sui depositi e il generale rallentamento del mercato azionario locale, una buona parte del capitale fluttuante si è spostato nel mercato delle criptovalute.
Tuttavia, nonostante poi il divario di prezzo abbia raggiunto un livello moderato, pari a circa il 4%, gli analisti continuano a consigliare cautela, visto che il divario resta comunque ad un livello allarmante.
La ragione per cui la discrepanza di prezzo nel mercato delle criptovalute in Corea persiste è legata all’elevata domanda in un ambiente di mercato chiuso. Infatti, solo gli investitori al dettaglio possono fare trading sugli exchange locali di criptovalute, mentre i derivati, che servono per la scoperta dei prezzi, rimangono proibiti. Nonostante ciò, la barriera normativa non impedisci agli gli investitori coreani di provare interesse per le criptovalute. Infatti, stando ai dati riportati dal Financial Supervisory Service, i depositi di trading sui primi cinque exchange di criptovalute della Corea hanno raggiunto i 10,65 trilioni di won, ovvero 7,33 miliardi di $, un valore quasi raddoppiato rispetto ai 5,21 trilioni di won di gennaio 2024.
Tuttavia, dal momento che non si ha uno storico, visto che l’interesse per le criptovalute è recente, non si può definire con semplicità quando il divario comincerà a diventare seriamente preoccupante.
Nel frattempo, mentre i mercati globali vengono scossi dalle politiche commerciali di Trump, il premio di trading delle criptovalute in Corea del Sud potrebbe continuare a rispecchiare le più ampie incertezze economiche, rappresentando una sfida interessante per gli investitori che stanno operando all’interno di un mercato circoscritto.
Fonte: https://asianews.network
