I derivati sono dei prodotti finanziari (come le azioni, le obbligazioni, i depositi vincolati, ecc..) il cui valore deriva (da cui il nome) da quello di un’altra grandezza. La grandezza viene chiamata sottostante e può essere dei tipi più disparati: azioni, obbligazioni, tassi d’interesse, tassi di cambio, grano, metalli, oro, tempo meteorologico.
Dal punto di vista pratico i derivati nascono con lo scopo di ridurre o annullare un certo rischio.
Poniamo, ad esempio, che un produttore di grano, in gennaio, abbia paura che il prezzo del grano che oggi vale € 100, a giugno possa scendere. Quello che può fare è mettere in piedi una strategia di acquisto/vendita di derivati in modo da tutelarsi contro tale evenienza.
Questa premessa va fatta perché, molto spesso, i derivati vengono demonizzati da gran parte dei media in quanto ritenuti pericolosi. I derivati sono, invece, degli strumenti molto potenti che, però, vanno compresi prima di essere utilizzati. Il parallelo che mi viene in mente è quello del coltello. Un coltello è uno strumento prezioso per molte azioni, talune anche impossibili senza, ma in mano ad una mano poco esperta, può diventare molto pericoloso.
Concettualmente possiamo dividere i derivati in:
- I Forward/Futures;
- Le Opzioni;
- Gli swaps;
- Gli ABS;
- Derivati di credito.
Gli strumenti derivati sono titoli o contratti finanziari complessi il cui prezzo è relazionato al valore di mercato di uno o più beni. Sono così chiamati in quanto il loro valore deriva dall’andamento del valore di una attività, ossia dal verificarsi nel futuro di un evento oggettivamente osservabile. L’attività, ovvero l’evento, qualsiasi sia la natura, costituisce il “sottostante” del prodotto derivato.
Questi strumenti vengono adoperati per lo più nei mercati “over the counter”, ed ultimamente data la possibilità di effettuare transazioni online, hanno avuto un largo sviluppo, evidenziato dalla centralità oggi acquisita nell’economia globale.
Il valore del derivato deriva da prodotti finanziari, beni reali e sono legati infatti alla variazione di prezzo che questi possono subire; il titolo o bene la cui quotazione imprime il valore al derivato, prende il nome di sottostante, underlying asset.
Una delle principali difficoltà che si incontra riguarda la stima del valore dei prodotti derivati, in quanto ciò richiede la capacità di simulare scenari futuri al fine di determinare il pay-off, ossia la relazione (matematica) tra il valore del derivato e quello del bene sottostante, che ne costituisce il risultato finanziario (il saldo).
In sintesi, un derivato è uno strumento finanziario che assume la forma di un contratto tra due parti. Questo contratto definisce uno scambio finanziario futuro che dipende dal prezzo di un bene, detto sottostante.
È questo il concetto alla base della definizione di prodotto derivato: i flussi finanziari che effettivamente avranno luogo dipendono (quindi derivano) da un altro bene, generalmente un’azione, un indice azionario, un tasso di interesse o anche una materia prima.
Prodotti derivati: quando sono stati inventati?
I primi prodotti derivati furono inventati per consentire ai produttori di proteggersi dalle variazioni dei prezzi delle materie prime: questa motivazione persiste ancora oggi. Ad esempio, una compagnia aerea può impegnarsi ad acquistare 1000 barili di petrolio da un produttore, in 6 mesi, ad un prezzo fissato in anticipo. In questo modo, l’azienda neutralizza qualsiasi rischio di aumento dei prezzi del petrolio. Se il prezzo del barile supera il prezzo fissato in anticipo nel contratto, allora si potrà dire retrospettivamente che si è trattato di un buon affare per la compagnia aerea.
Quale funzione svolgono?
Rispondono ad una funzione in primis protettiva, ossia di copertura, da uno specifico rischio di mercato, chiamato hedging, l’arbitraggio, ossia l’acquisto di un prodotto in un mercato e la sua vendita in un altro mercato, e infine una funzione prettamente speculativa, basti volgere lo sguardo ai mercati finanziari globali.
Ogni derivato presenta una previsione operata sull’andamento futuro di un determinato indice di prezzo, trattasi infatti di uno strumento finanziario acquistabile sui mercati da scommettitori, non aventi un legame diretto con il titolo o bene sottostante, e quindi non coinvolti nell’operazione finanziaria dal cui andamento il prodotto derivato trae il suo valore.
Vediamo adesso le principali categorie di prodotti derivati.
Prodotti derivati: come funzionano?
Un prodotto derivato coinvolge due persone: l’acquirente e il venditore. Il profitto dell’acquirente e quello del venditore dipendono dal prezzo di uno o più titoli finanziari, detti attività sottostanti. In genere, viene specificata una scadenza, ma non è obbligatorio.
Il profitto dell’acquirente può quindi essere definito da una formula matematica o da una condizione logica. Immaginiamo, ad esempio, un prodotto derivato sulle azioni Intesa San Paolo. Il contratto stabilirà condizioni del genere:
- se il prezzo di di Intesa supera, per esempio, i 700€ prima del 1 gennaio, allora guadagneremo 100€;
- altrimenti non otterremo nulla.
Questo prodotto derivato di base, di cui siamo acquirenti, ha come sottostante le azioni Intesa, con scadenza il 1° gennaio, e il risultato è ben espresso da una condizione logica.
Nel momento in cui stipuleremo questo accordo, come acquirenti chiederemo al venditore di pagarci una commissione anticipata. Questo importo è chiamato premio.
Prima della scadenza del contratto potremo anche decidere di vendere questo prodotto derivato a qualcun altro. Se venderemo a un prezzo superiore al premio pagato inizialmente, realizzeremo una plusvalenza.
Cos’è la plusvalenza?
La plusvalenza corrisponde a un guadagno realizzato tra l’acquisto e la rivendita di un’azione. La plusvalenza, dunque, può essere definita come un valore aggiunto pari al prezzo di vendita meno il prezzo di acquisto. Se le azioni vengono ricevute durante una donazione, il valore trattenuto al momento della donazione equivale al valore di acquisto. Se la differenza tra il prezzo di vendita e il prezzo di acquisto mostra una perdita, si parla di minusvalenza. Salvo alcuni casi di esenzione, le plusvalenze sulle azioni sono tassate.
Prodotti derivati: a cosa servono?
I prodotti possono essere utilizzati per diversi scopi:
- Per proteggersi da un rischio. Nel caso dell’esempio della compagnia aerea, per esempio, il rischio era un aumento dei prezzi del petrolio. Per una società di import-export, il rischio potrebbe essere la variazione dei prezzi delle valute estere. Per un asset manager, il rischio potrebbe essere un crollo del mercato azionario.
- Per speculare. Uno dei vantaggi dei derivati rispetto agli investimenti diretti (in titoli reali) è che offrono una leva finanziaria. In altre parole, l’acquirente può moltiplicare i suoi potenziali guadagni… ma anche le sue perdite. Un prodotto derivato rende, inoltre, molto semplice la vendita allo scoperto per scommettere sulla caduta di un valore. In quest’ottica, i prodotti derivati sono, ad esempio, ampiamente utilizzati dagli hedge fund.
Per ragioni pratiche. A volte è più conveniente o redditizio utilizzare un derivato piuttosto che il titolo sottostante, per esempio per ragioni fiscali. Il dividendo di un’azione può essere tassato più pesantemente in un Paese piuttosto che in un altro. Tuttavia, con un prodotto derivato è possibile evitare questa imposizione. In altri casi, i derivati rendono semplicemente più semplice investire nell’asset sottostante. Prendiamo l’esempio di un indice azionario. Per replicare la sua performance, è necessario acquisire tutte le azioni dell’indice. L’operazione è particolarmente onerosa quando l’indice comprende diverse centinaia di titoli. Un prodotto derivato il cui sottostante è l’indice azionario esporrà il trader alla sua performance in un colpo solo.
Prodotti derivati: le tipologie
Esistono moltissime tipologie di prodotti derivati, dai più comuni ai più complessi, detti “esotici”. Elencheremo qui solo quelli più comuni e anche quelli che possono essere utilizzati da investitori privati.
I derivati possono essere raggruppati in tre categorie principali.
Futures
Il Futures, invece, è un contratto STANDARDIZZATO di solito concluso con una CLEARING HOUSE (la cassa di compensazione e garanzia) con il quale si accetta di acquistare (posizione lunga) o vendere (posizione corta) ad una data futura tra quelle quotate (data di scadenza), una certa quantità fissa di sottostante ad un certo prezzo (il prezzo del futures).
Qui il rischio controparte è praticamente annullato perché le controparti sono mediate dalla clearing house che provvede tramite un meccanismo, detto di marginazione (margin calls), a far sì che la controparte in perdita “liquidi” ogni giorno la propria perdita alla controparte in utile.
Uno degli esempi più conosciuti di futures è quello su cambi Forex; si tratta di un contratto tra due controparti dove una (la venditrice) accetta di consegnare all’altra (l’acquirente) un certo ammontare fisso di una certa valuta (il sottostante) ad un certo prezzo (il prezzo futures) da pagare alla data di consegna (data di consegna).
Uno dei maggiori mercati di questi futures è l’International Monetary Market del CME dove vengono quotate moltissime valute in termini di dollaro.
Per l’Euro, ad esempio, 1 contratto futures ha per sottostante € 125.000 e vengono quotate almeno 4 scadenze annuali (marzo, giugno, settembre e dicembre).
Poniamo di comprare il futures scadenza dicembre 2015 che quota 1,2598.
Alla scadenza, ossia a dicembre 2015, questo futures prevede la consegna fisica del sottostante e, quindi, dovrò consegnare alla clearing house (125.000 x 1,2598 ) $ 157.475 in cambio di € 125.000.
Naturalmente, acquistando il futures, ho “fissato” un tasso di cambio a prescindere dall’andamento del mercato dei cambi.
Poniamo che il dollaro, a dicembre 2015, quoti sul mercato spot (ossia a pronti) $ 1,30 = € 1, ossia che potrei andare in banca e dare $ 162.500 per avere € 125.000.
Grazie al futures acquistato, posso spendere solo $ 157.475 per avere i € 125.000 con un risparmio di $ 162.500 – $ 157.475 = $ 5.025.
In sintesi, un contratto futures è un derivato che obbliga l’acquirente ad acquistare l’attività sottostante ad un prezzo fissato in anticipo (prezzo a termine) a una determinata data. I contratti futures sono ampiamente utilizzati nell’industria per acquistare materie prime a un prezzo fissato in anticipo.
Questo tipo di prodotti viene utilizzato anche per scopi speculativi. Infatti, se il prezzo a termine risultasse inferiore al prezzo del sottostante effettivamente registrato alla fine del contratto, l’acquirente potrà immediatamente rivendere il sottostante al prezzo di mercato e incassare così una plusvalenza. Alcuni contratti futures sono quotati in borsa.
Contratti a termine
Questi prevedono un accordo tra due soggetti per ottenere una specifica quantità di sottostante, attività finanziarie o merci, in base ad un prezzo di consegna ed una data di scadenza prefissata, maturity date.
Il rischio/ rendimento di un contratto a termine è il risultato del valore del sottostante, che possiamo così sintetizzare:
- per l’acquirente del contratto, ossia il soggetto che acquista un bene ad una data e prezzo prefissato nel contratto, il cui rischio deriva dal deprezzamento del bene. Ciò comporta il pagamento del prezzo già fissato nel contratto, per un bene il cui valore di mercato è inferiore rispetto al prezzo da pagare;
- per il venditore del contratto, il rischio è invece rappresentato dall’apprezzamento del bene.
Le principali tipologie di contratti a termine sono i contratti:
- forward, al di fuori dei mercati regolamentati;
- futures, negoziati sui mercati regolamentati e conseguentemente a ciò standardizzati sia per oggetto, che per dimensione, scadenza e regole di negoziazione. L’unica scelta propria delle parti le parti è rappresentata dalla possibilità di definire il prezzo a cui vogliono acquistare o vendere.
Gli Swap
Mediante lo swap le due parti si accordano per lo scambio dei flussi di pagamento o flussi di cassa, a date certe; i pagamenti effettuati sono sia nella stessa valuta che valute differenti ed il loro ammontare è direttamente collegato al sottostante. Gli swap non sono altro contratti OTC, over-the-counter non negoziati su mercati regolamentati.
In base al sottostante possiamo individuare più tipologie di swap.
Soffermiamoci sui principali:
- Interest rate swap, contratti in cui le controparti si scambiano tra loro pagamenti periodici di interessi, i quali vengono calcolati sul capitale nozionale di riferimento (somma di denaro) e il tutto per un periodo corrispondente alla durata stessa del contatto.
L’interest rate swap più diffusa, è la plain vanilla swap; in tal caso uno dei flussi di pagamento deriva dal tasso di interesse fisso, mentre l’altro da un tasso di interesse variabile. E’ quest’ultimo a determinare il profilo di rischio/rendimento del prodotto (variazioni del tasso variabile rispetto a quanto ipotizzato nella fase di conclusione del contratto).
Nell’ipotesi di un tasso variabile superiore alle aspettative, colui che è tenuto a pagare un tasso fisso, matura un profitto (pagamenti a tasso fisso + i pagamenti a tasso variabile, superiori a quanto previsto).
Avviene l’esatto contrario nel caso in cui il tasso variabile scende. - Currency Swap, ossia “scambio di valute”, trattasi di contratti in cui lo scambio che avviene tra le due parti, vede da una parte il capitale e gli interessi espressi in una divisa, contro, dall’altra parte, il capitale e gli interessi che vengono espressi in un’altra divisa. Entrambi i flussi di pagamenti sono a tasso variabile.
- Asset Swap, i pagamenti che le due parti si scambiano, sono pagamenti periodici liquidati, in relazione ad uno specifico asset, titolo obbligazionario, detenuto da una delle due parti; alla parte che detiene l’obbligazione, spetta anche l’interesse dell’obbligazione. In tutto questo l’altra parte riceve invece l’interesse dell’obbligazione, pagando un tasso di natura diversa (quando l’obbligazione sarà a tasso fisso pagherà una variabile e viceversa).
- Credit Default Swap (CDS), in questo caso il protection buyer, effettua pagamenti periodici a favore del protection seller, tutelandosi dal rischio che può esser collegato ad un specifico sottostante, che può essere costituito da un’ emissione, emittente o un intero portafoglio di strumenti finanziari. Scopo principale di questa tipologia di contratto, è la copertura di quei rischi che possono essere collegati a una specifica attività.
In sintesi, uno swap è un prodotto derivato che definisce uno scambio di flussi finanziari tra l’acquirente e il venditore. Il loro nome deriva dall’inglese to swap che significa “scambiare” o “barattare”.
I primi swap servivano essenzialmente a convertire un tasso di interesse variabile in un tasso fisso e quindi a neutralizzare il rischio legato proprio al tasso di interesse. In questo caso, una parte paga ogni mese un importo variabile (equivalente al tasso di interesse variabile) e riceve un importo fisso. Gli swap sono diventati una pratica comune tra le banche d’investimento e riguardano tutti i tipi di asset. Un investitore, ad esempio, può stabilire uno swap tra la performance di Unicredit e quella di Intesa se ritiene che il primo titolo si apprezzerà più del secondo.
Forward
Il Forward è un contratto in cui una controparte accetta di consegnare in una certa data nel futuro (data di scadenza) un certo sottostante ad un certo prezzo all’altra controparte.
In questo tipo di contratto, quindi, non c’è nessuno scambio al momento della conclusione del contratto e si corre quindi il rischio che una controparte possa non volere o non essere in grado di adempiere al proprio obbligo (il cosiddetto rischio di controparte).
CFD
I CFD, o Contratti per Differenza, sono prodotti derivati molto utilizzati dagli investitori privati perché apparentemente semplici. Con un CFD l’investitore riceve semplicemente la differenza tra il prezzo di acquisto del sottostante e il prezzo di rivendita, moltiplicata per un determinato coefficiente. I CFD non hanno data di scadenza e possono essere utilizzati sia per acquistare sia per vendere.
Sono largamente impiegati per investire nei mercati finanziari utilizzando la leva. Oggi, è possibile trovare facilmente CFD su tutti i tipi di asset sottostanti: dalle azioni alle materie prime, passando per indici azionari, ETF e persino criptovalute.
Contrariamente a quanto si potrebbe credere, infine, i CFD non sono quotati in borsa, ma vengono negoziati attraverso una rete di intermediari azionari e banche di investimento, che tuttavia ne consente la negoziazione istantanea.
Prodotti derivati opzionali: di cosa si tratta?
Per tutte le tipologie sin qui elencate, l’investitore si assume un impegno fermo. Ad esempio, se acquista un CFD sul Ftse Mib 40 e l’indice scende, dovrà pagare la differenza.
Esistono poi delle opzioni.
Le Opzioni
Mediante l’opzione (contratto) si ottiene il diritto di comprare, opzione “Call”, oppure vendere, opzione “Put”, una determinata quantità di bene, sottostante, ad uno strike price, prezzo di esercizio, ossia un prezzo prefissato, e ciò entro una certa data/ scadenza, opzione americana, oppure al raggiungimento della stessa, opzione europea.
Il bene sottostante può corrispondere ad:
- un’attività finanziaria, azioni, obbligazioni, valute, strumenti finanziari derivati, ecc.;
- un evento di varia natura;
- una merce, come petrolio, oro, grano, ecc…
Il compratore dell’opzione esercita il diritto di acquistare, call, oppure vendere, put, e ciò che otterrà (il ricavo) varierà in base alla scelta fatta.
In caso di opzione call, il ricavo sarà il risultato della differenza tra prezzo spot, ossia il prezzo corrente del sottostante, ed il prezzo di esercizio.
Nel caso invece di put, il ricavo ottenuto, risulterà dalla differenza tra prezzo di esercizio e il prezzo spot.
I covered warrant non sono contratti come le opzioni, ma titoli che incorporano un’opzione, diffusi sia da banche che da imprese di investimento, ed oggi anche fra i piccoli risparmiatori.
Questi prodotti si presentano sotto diverse vesti.
Le binarie da cui le famose opzioni binarie, le calls, le puts, i CFD hanno tutti la caratteristica di essere dei prodotti finanziari il cui valore dipende da quello di un’altra grandezza e, quindi, posseggono un certo valore proprio per effetto del movimento del prezzo di un’altra grandezza.
Quindi quando compriamo una call sul petrolio stiamo in realtà comprando il “prezzo del petrolio” perché, in parole povere, il valore del nostro derivato dipende da questa grandezza.
Diamo comunque, in questa sezione, una panoramica di quei derivati che sono disponibili per il grande pubblico che, ultimamente, sono di molto aumentati grazie alla diffusione dei mercati e dei brokers.
L’avvertenza è che si tratta di strumenti potenti e che, quindi, possono risultare pericolosi se non li conosce. Le opzioni binarie, soprattutto, hanno il pregio ed il difetto di pagare una certa somma “fissa” all’avvenire di una certa situazione: stiamo parlando di binaria proprio perché il valore finale è il guadagno o la totale perdita della somma investita.
Se si è consapevoli di ciò non si avranno brutte sorprese!
Opzione call
È un prodotto che dà il diritto – ma non l’obbligo – di avere un valore a un prezzo sottostante e a una data prefissati. Un’opzione call (o di acquisto) ha 3 parametri:
- il sottostante
- la data dell’operazione
- lo strike, ovvero il prezzo al quale si ha il diritto di esercitare l’opzione, cioè il prezzo al quale si ha il diritto di acquistare il titolo sottostante.
Insomma, l’opzione è un diritto a un valore. Se non si dispone di opzioni gratuite, bisognerà acquistarle. Il prezzo da pagare per un’opzione è chiamato prima opzione.
L’investitore può guadagnare con un’opzione a condizione che il prezzo alla data di esercizio sia superiore allo strike e al prime. Il seguente grafico rappresenta il profitto di un’opzione call in base al pagamento iniziale, allo strike e al prezzo della seconda azione.

Tuttavia, con un’opzione call, il prezzo massimo è limitato.
Opzioni put (o breakdown)
Funzionano secondo lo stesso principio. Solo che questa volta si acquista in anticipo il diritto di vendere un titolo a un prezzo prefissato. Le opzioni put vengono utilizzate per scommettere sul ribasso di un’azione. Il profitto viene stornato in relazione alle call.
Il grafico qui sotto rappresenta il profitto di un’opzione opzione put in base al pagamento iniziale, allo strike e al prezzo del titolo sottostante.

In definitiva, il valore di un’opzione dipende da una serie di parametri, in particolare dal valore dello strike.
Altri prodotti opzionali
Esistono molte varianti di prodotti derivati opzionali. Generalmente si distingue tra:
- opzioni “europee”, il cui esercizio è possibile alla scadenza,
- opzioni “americane”, esercitabili in qualsiasi momento fino alla scadenza.
Con una combinazione di opzioni che abbiano strike uguali o diversi tra loro, è possibile creare una moltitudine di strategie. Ad esempio, acquistando una call e una put con lo stesso strike, si guadagna non appena il prezzo dell’asset sottostante si allontana abbastanza da esso. Questo tipo di combinazione viene utilizzata per scommettere su un aumento della volatilità.
Va detto, infine, che esistono anche le opzioni binarie: come suggerisce il nome, permettono di guadagnare una somma fissata in anticipo, a seconda che il sottostante sia sopra o sotto lo strike.
Warrant e turbo
I warrant sono opzioni destinate ai singoli investitori. Nella realtà, la maggior parte delle volte un investitore privato ha difficoltà ad acquistare le opzioni da solo. Molto spesso le transazioni avvengono allo sportello, direttamente tra istituti finanziari e senza passare attraverso la borsa. Alcuni warrant sono quotati in Borsa: in questo caso si parla allora di opzioni quotate.
Il funzionamento dei warrant è identico a quello di un’opzione call o put.
I turbo sono altri prodotti derivati commercializzati dalle banche di investimento ai privati. Sono caratterizzati dalla presenza di una barriera di knock-out: se il prezzo del sottostante scende sotto questa “barriera”, in qualsiasi momento, allora si perde la quota iniziale. Altrimenti si guadagna la differenza tra il prezzo di mercato e il prezzo di esercizio.
Altri prodotti derivati
Esiste un’altra categoria di prodotti derivati che potrebbero piuttosto essere descritti come prodotti cartolarizzati. Si tratta di raggruppare più titoli finanziari in un unico prodotto attraverso un meccanismo chiamato cartolarizzazione.
L’esempio emblematico di questi prodotti cartolarizzati è il CDO (Collateralized Debt Obligation). Un CDO è un raggruppamento di debiti, come prestiti immobiliari o prestiti al consumo, “confezionati” per creare un prodotto negoziabile sui mercati finanziari. Trasferendo il rischio di credito dalle banche ai mercati finanziari, i CDO sono famosi per aver partecipato alla crisi finanziaria dei mutui subprime.
Come funziona la cartolarizzazione?
La cartolarizzazione è una tecnica finanziaria che trasforma asset illiquidi, vale a dire per i quali non esiste un mercato reale come i prestiti, in titoli facilmente negoziabili come le obbligazioni.
Ogni investitore acquisisce in qualche modo una frazione del portafoglio di attivi cartolarizzati, in base ai flussi finanziari futuri degli attivi, che garantiscono il rimborso delle obbligazioni.
Nata negli Stati Uniti negli anni ’70, questa tecnica venne utilizzata per la prima volta dalle banche per concedere più credito. Successivamente, e in particolare all’inizio degli anni 2000, la cartolarizzazione ha consentito alle banche di eliminare parzialmente i rischi negativi.
La premessa è semplice: negli Stati Uniti come in Europa, le banche possono concedere credito solo fino a una certa percentuale delle proprie risorse.
Per distribuire più credito, le banche americane iniziarono quindi a vendere crediti, in particolare mutui subprime nel corso degli anni 2000, per “toglierli dal bilancio”, cosa che dava loro meccanicamente la possibilità di concedere nuove linee di credito. Col passare del tempo, la tecnica è diventata più sofisticata. Tra la banca e l’investitore che acquista questi debiti è intervenuta una società denominata “Special Purpose Vehicle or Company” (SPV o SPC) e i diversi debiti sono stati “mescolati” con titoli di migliore qualità che fungevano da riserva in caso di fallimento. La società ad hoc, oggi, emette obbligazioni (titoli di debito) che vengono successivamente vendute agli investitori, i quali in cambio ricevono gli interessi sui crediti legati ai titoli emessi nonché il loro rimborso.
Le operazioni possono essere classificate in base agli attivi sottostanti, cioè che compongono il portafoglio. ABS è il termine generico che designa la cartolarizzazione (Asset Backed Securities) ed esprime che i titoli sono garantiti da attività.
Vengono, inoltre, definiti CDO (Collateralised Debt Obligation) i titoli garantiti da debiti bancari o strumenti finanziari di varia natura, CBO (Collateralised Bond Obligation) i titoli garantiti da obbligazioni, CLO (Collateralised Bond Obligation) quelli garantiti da obbligazioni, CLO (Collateralised Bond Obligation) quelli garantiti da prestiti commerciali ed MBS (Mortgage Backed Securities) i titoli basati su mutui ipotecari.
In altre parole, tutto è “cartolarizzabile”: i crediti tradizionali, i crediti commerciali, gli affitti di beni mobili o immobiliari, le royalties, quasi ogni bene o diritto di cui si possano ragionevolmente prevedere i futuri flussi finanziari.
La crisi dei mutui subprime del 2007 ha messo in luce alcuni abusi nell’utilizzo della cartolarizzazione dei debiti immobiliari negli Stati Uniti. La scarsa qualità dei debiti cartolarizzati, la scarsa liquidità di questi titoli, il lavoro delle agenzie di rating nonché il principio stesso della cartolarizzazione che non sempre consente una visione chiara della situazione dei debitori (essi stessi scarsamente identificati) e dei rischi effettivamente assunti. Dallo scoppio di questa crisi, la cartolarizzazione è quindi diventata un argomento controverso ed è spesso considerata come l’elemento principale all’origine del contagio di questa crisi in tutta la sfera finanziaria.
Da maggio 2017, l’Europa ha dichiarato di voler rilanciare la cartolarizzazione con l’obiettivo di rilanciare la crescita, gli investimenti e l’occupazione attraverso la concessione di crediti attraverso un accordo europeo. Tuttavia, per evitare di commettere gli stessi errori del passato, questa decisione è accompagnata dal marchio STS (Semplice, Trasparente e Standardizzato) che impone alle banche di garantire titoli di buona qualità fornendo allo stesso tempo trasparenza sulla natura e sulla qualità dei crediti concessi. Il processo ha portato alla pubblicazione del Regolamento sulle Cartolarizzazioni dell’Unione Europea, in vigore dal 1° gennaio 2019, che stabilisce un quadro di cartolarizzazione standardizzato per tutte le operazioni effettuate in Europa.
Prodotti derivati: come si comprano?
Alcuni broker forniscono accesso ai derivati oltre alle solite azioni, ETF e altri fondi di investimento. Bisogna tuttavia distinguere tra due tipologie di broker:
- Broker tradizionali, che vendono warrant e turbo e, in alcuni casi, futures e opzioni quotate
- Specialisti di CFD che generalmente offrono solo CFD oltre alle azioni.
I CFD, infatti, sono prodotti più semplici e intuitivi. Hanno il vantaggio del trading continuo (anche al di fuori degli orari di negoziazione) e i mercati coperti dai CFD sono sempre più ampi.
Esistono molte piattaforme di trading CFD: XTB, eToro, Pepperstone, IG.com, ecc… sono tutti broker di cui è possibile esaminare le condizioni per trovare quello adatto a sè.
Se invece si vuole investire principalmente in azioni o ETF e si desidera avere la possibilità di acquistare di tanto in tanto un prodotto derivato, le migliori piattaforme sono Degiro e Interactive Brokers, che hanno entrambe il vantaggio di offrire warrant, turbo, futures e anche opzioni a costi ridotti.
Le migliori piattaforme per investire in Derivati
Esistono molte piattaforme di trading che consentono di fare trading con i prodotti derivati.
- XTB: è un broker internazionale che infrange le regole. Zero commissioni su azioni ed ETF, ma non solo. XTB remunera la liquidità a un tasso molto vantaggioso. La piattaforma consente di aprire un apposito conto per i derivati, che consente di investire con leva finanziaria e ottenere esposizione ad asset esotici.
- eToro: è un broker innovativo che permette di investire sui mercati azionari tramite un’offerta di trading a zero commissioni, ma anche in prodotti derivati materie prime e indici azionari. Inoltre, il broker eToro offre funzionalità di social trading ed è addirittura leader mondiale in questo settore.
- Pepperstone: è un partner molto interessante per il trading online. I prezzi sono generalmente competitivi. La piattaforma è reattiva e affidabile. Il servizio clienti è competente e professionale. La gamma di asset è varia e interessante.
- Fineco Trading: è la piattaforma italiana più completa che sta conquistando la fiducia degli investitori. Consente di investire in opzioni, futures, CFD, ma anche Turbo, warrant e valute (oltre 50 cross disponibili)
- Interactive Brokers: ha entrambe il vantaggio di offrire warrant, turbo, futures e anche opzioni a costi ridotti.
Prodotti derivati: principali fattori di rischio
Che siano utilizzati a scopo di investimento o per speculazione, è necessario conoscere i rischi che i derivati rappresentano. La perdita del capitale è un’opzione sempre reale.
Soprattutto se si utilizza la leva finanziaria, le perdite possono accumularsi rapidamente se il sottostante si muove nella direzione sbagliata e determinare la dissipazione dell’investimento.
Inoltre, alcuni prodotti derivati comportano un rischio aggiuntivo: la richiesta di margine. Quando si acquista un CFD o un future, il broker metterà una parte della liquidità in “riserva” per assicurare all’investitore di poter coprire le sue perdite. Tuttavia, se il prezzo dell’asset scende bruscamente, questo margine non sarà sufficiente e il broker avrà bisogno di liquidità aggiuntiva. È questa la richiesta di margine. Se l’investitore non è in grado di fornire fondi aggiuntivi, le posizioni vengono chiuse. Le richieste di margine sono particolarmente problematiche quando i mercati sono volatili. A lungo termine, la scommessa potrebbe essere vincente, ma ampie fluttuazioni possono rendere una posizione insostenibile.
Nella tabella qui sotto, mostriamo un riepilogo dei prodotti derivati disponibili sul mercato:
| Prodotto derivato | Tipologia | Modalità di scambio | Per privati | Piattaforma |
| Contratto forward (a termine) | Impegno fermo | OTC | NO | – |
| Futures | Impegno fermo | Borsa | SI | DEGIRO, INTERACTIVE BROKER |
| CFD | Impegno fermo | Broker | SI | XTB, ETORO, CAPITAL.COM, PEPPERSTONE |
| Swap | Impegno fermo | OTC | NO | – |
| Opzioni classiche | Opzionale | OTC e Borsa | SI | DEGIRO, INTERACTIVE BROKER |
| Opzioni esotiche | Opzionale | OTC | NO | – |
| Warrants | Opzionale | OTC | SI | DEGIRO, INTERACTIVE BROKER |
| Turbo | Opzionale | OTC | SI | DEGIRO, INTERACTIVE BROKER |
FAQ: Domande Frequenti
Un derivato è uno strumento finanziario il cui valore deriva da un’attività sottostante, come un’azione, un’obbligazione, una merce o un tasso di interesse.
I tipi più comuni includono opzioni, futures, swap e contratti per differenza (CFD).
Gli investitori utilizzano i derivati per coprirsi dai rischi, speculare sui movimenti dei prezzi, ottenere leva finanziaria e arbitraggio tra diversi mercati.
I rischi principali includono volatilità, complessità del prodotto, rischio di liquidità e leva finanziaria che possono amplificare le perdite.
La leva finanziaria consente agli investitori di controllare una grande quantità di un asset sottostante con un investimento iniziale relativamente piccolo. Può amplificare i guadagni, ma anche aumentare le potenziali perdite.
Un’opzione è un contratto che dà all’acquirente il diritto, ma non l’obbligo, di acquistare o vendere un’attività sottostante a un prezzo specificato, entro una data predefinita.
I futures obbligano le parti ad acquistare o vendere l’attività sottostante a un prezzo prestabilito in una data futura, senza possibilità di ritirarsi.
È un accordo in cui due parti si scambiano flussi di cassa o altre variabili finanziarie in un determinato periodo di tempo.
No, i derivati sono più adatti agli investitori esperti a causa della loro complessità e dell’alto livello di rischio.
Sì, i derivati sono soggetti a normative che variano in base al Paese e al mercato. Queste normative mirano a proteggere gli investitori e a mantenere la stabilità del mercato finanziario.
No, alcuni prodotti derivati, in particolare quelli più complessi, potrebbero non essere disponibili su tutte le piattaforme di trading.
La gestione del rischio è fondamentale quando si negoziano derivati a causa della loro complessità e del potenziale di perdite significative.


