Stando ai dati riportati dal Financial Times, durante le ultime settimane i mercati globali delle criptovalute hanno perso più di 800 miliardi di $. Non a caso, la sconfitta sembra essere arrivata proprio quando l’entusiasmo per il settore delle criptovalute, che ha raggiunto l’apice a seguito della vittoria alle elezioni presidenziali di Donald Trump, sta cominciando a scemare.
Nel solo mese di febbraio, infatti, il Bitcoin ha perso più del 15%. Il suo prezzo è sceso a 86.500 $ mercoledì, mentre per altri token le perdite sono state anche più alte. Tuttavia, secondo il Financial Times i trader sono soprattutto amareggiati dalla mancata immediatezza delle normative, promesse da Trump durante tutta la fase di campagna elettorale.
In riferimento a questa questione, Gadi Chait, investment manager presso Xapo Bank, ha affermato che la lenta implementazione delle politiche a favore delle cripto ha generato diverso malcontento tra gli investitori.
In un rapporto di CoinMarketCap vengono evidenziati dei dati secondo cui il valore nominale del settore delle criptovalute ha avuto una perdita di 810 miliardi di dollari rispetto al massimo di gennaio. Inoltre, solo qualche giorno fa, gli investitori hanno preferito ritirare quasi 1 miliardo di dollari dagli exchange traded fund (ETF) di bitcoin. Questo atteggiamento è anche legato alle preoccupazioni dei dazi di Trump, che ha spinto i trader ad investire in asset meno rischiosi.
Secondo Chait, le aspettative che molti elettori avevano riguardo alla posizione dell’amministrazione Trump sulle criptovalute sono cambiate. All’interno del mercato degli asset digitali, infatti, molti investitori hanno perso fiducia, rispetto alle promesse fatte dal presidente, tra cui acquistare bitcoin o approvare nuove normative che avrebbero aperto la strada alle grandi banche per acquistare criptovalute.
L’unica mossa in materia di criptovalute fatta da Trump finora è stata lanciare il suo memecoin poco prima di prendere ufficialmente posto alla Casa Bianca. Tuttavia, anche questa scelta non si è dimostrata vincente, visto che poco dopo il prezzo della moneta è crollato, facendo pensare che Trump stia prendendo poco seriamente il settore degli asset.
Tuttavia, in merito alla questione della regolamentazione degli asset digitali, sembra che PYMNTS abbia avuto un incontro durante l’inizio della settimana con Amias Gerety, ex assistente segretario al tesoro e partner di QED Investors, proprio per discutere della faccenda. Karen Webster, CEO di PYMNTS, ha fatto sapere che mentre la legislazione bipartisan sulle stablecoin sta guadagnando slancio, è importante concentrarsi sul narrow banking, in cui gli istituti finanziari detengono depositi senza però concedere alcun tipo di prestiti. Secondo Webster, tutto ciò rende nervosa la Fed, dal momento che questa situazione potrebbe alla lunga privare l’economia del credito.
Sempre Webster ha fatto sapere che anche se le innovazioni blockchain private, come mutui tokenizzati, siano qualcosa da supportare, non si può non parlare del rischio che tutte queste stablecoin legate al dollaro, danno vita ad un sistema di pagamento globale h24 al di fuori del mondo delle banche tradizionali, cosa che pone dilemmi geopolitici di non poco conto.
Secondo Gerety il successo della legislazione sarà legato dalla capacità di conciliare la propensione al rischio delle banche con le criptovalute che, per natura, sono senza confini.
Fonte: https://www.pymnts.com
