Pare che questa settimana gli investitori abbiano deciso di mostrarsi cauti, mettendosi al riparo dai nuovi dazi statunitensi su Canada, Messico e Cina. Questo ha comportato un crollo delle azioni oltre che dei rendimenti obbligazionari.
Nel frattempo il dollaro australiano è scivolato insieme al petrolio greggio, che ha raggiunto i livelli minimi in12 settimane. La sterlina, invece, è stabile vicino al massimo di 1 mese e mezzo, stessa cosa l’euro.
Spostandoci in Asia, sembra che qui il mercato abbia registrato delle perdite. Il Nikkei del Giappone è, infatti, sceso dell’1,6%, il benchmark di Taiwan ha perso lo 0,5%, mentre l’Hang Seng di Hong Kong ha avuto un calo dello 0,4%. Anche i blue chip della Cina continentale si sono abbassati dello 0,2%. Da questi dati è evidente come le azioni asiatiche abbiano registrato le perdite più alte a Wall Street.
Nel frattempo, dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha confermato l’entrata in vigore per questo martedì dei dazi del 25% su Canada e Messico, accompagnati da un raddoppio delle imposte sulla Cina al 20%, gli investitori hanno mostrato una maggiore avversione al rischio.
Secondo quanto rilasciato da Wang Zhuo, partner di Shanghai Zhuozhu Investment Management, è probabile che le tariffe cinesi più elevate danneggeranno gli stessi Stati Uniti, visto che necessitano di alcuni prodotti cinesi a basso costo allo scopo di ridurre l’inflazione. Tuttavia, sempre Wang Zhuo sostiene che maggiori tariffe sui prodotti agricoli statunitensi potranno avere un impatto negativo anche sulla Cina. Nonostante questo, sembra che le contromisure siano ormai necessarie a livello politico, ecco perché Wang suggerisce di pensare ad una mossa, anche se simbolica, così da non innescare un’escalation di tensioni.
Per quanto riguarda il mercato valutario, sappiamo che il dollaro canadese e il peso messicano hanno registrato delle perdite, mentre l’Aussie si è abbassato al minimo di un mese. Invece, lo yuan cinese è aumentato durante le contrattazioni offshore con la Banca Popolare Cinese, la quale continua ad essere alla guida della valuta più ferma tramite il fixing ufficiale. Per quanto riguarda l’euro, dopo il rally di lunedì dell’1,1%, è rimasto stabile a $ 1,0484 mentre la sterlina ha mantenuto la propria posizione a $ 1,2697, dopo essere avanzata dell’1%.
L’oro ha registrato una perdita di 0,2% a $ 2.889 l’oncia e il petrolio greggio ha continuato a scendere, dopo che sia il Brent che il WTI si sono abbassati del 2% ciascuno, per poi stabilizzarsi ai livelli più bassi dall’inizio di dicembre. Questo avviene nel mezzo della notizia che l’OPEC+ porterà avanti la propria decisione di aumentare la produzione di petrolio a partire dal mese di aprile.
Nel frattempo, i future sul Brent si sono abbassati dello 0,9%, stabilizzandosi a 70,97 $ al barile, mentre i future sul greggio U.S. West Texas Intermediate hanno subito un calo dello 0,7%, scendendo a 67,87 $ al barile.
Infine, per quanto riguarda il Bitcoin, nonostante abbia subito una risalita, pare che l’entusiasmo legato all’annuncio di Trump, che aveva riacceso la speranza su una riserva strategica di criptovalute statunitense, nominando tramite i suoi canali social cinque token, tra cui appunto bitcoin, sia scemato in sole 24 ore.
Fonte: https://www.reuters.com
