Dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha imposto tariffe del 25% su tutte le importazioni statunitensi di acciaio e alluminio, in Asia le azioni si sono abbassate in maniera significativa.
Una perdita dello 0,87% ha colpito l’indice Hang Seng di Hong Kong, che si attesta a 21.335,38, lo Shanghai Composite è sceso dello 0,12% a 3.318,06, mentre i mercati giapponesi sono rimasti chiusi per una festa nazionale. Parallelamente in Australia, l’S&P/ASX 200 non ha subito delle variazioni e in Corea del Sud il KOSPI è salito dello 0,71% a 2.539,05.
Oltre alle tariffe del 25% su tutte le importazioni di acciaio e alluminio, Donald Trump ha anche dichiarato che durante la settimana saranno previsti ulteriori dazi sulle importazioni.
Questa notizia ha canalizzato l’attenzione di Wall Street e, secondo gli esperti, è probabile che a causa di ciò il mercato subirà delle oscillazioni. Una delle prime conseguenze è stato l’aumento dell’oro, che generalmente sale quando gli investitori si sentono nervosi, aumentando a 2.930 $ l’oncia e sancendo un altro record.
Nel frattempo, i future del Dow Jones Industrial Average hanno perso 82 punti, che corrispondono a circa lo 0,18%, mentre i future dell’S&P 500 e del Nasdaq 100 si sono abbassati rispettivamente dello 0,28% e dello 0,36%.
Tuttavia, potrebbe anche darsi che Trump decida di ritirare le minacce sui dazi, come ha fatto con quelli annunciati per il Canada e il Messico, facendo supporre che queste mosse siano più strumenti di negoziazione che una vera politica a lungo termine. Nonostante tutto, il presidente degli Stati Uniti sta continuando con i dazi del 10% sui beni cinesi, stimolando la reazione della Cina, la quale ha deciso di imporre dazi sui prodotti statunitensi di carbone e gas naturale liquefatto, oltre che sul petrolio greggio, macchinari agricoli e auto di grandi dimensioni.
In merito a ciò, Vishnu Varathan, responsabile della ricerca macroeconomica presso Mizuho, ha recentemente affermato che la reazione di Pechino è in qualche maniera moderata per evitare una spirale di escalation di ritorsione. Nonostante ciò, sembra che le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina siano destinate a crescere.
Per quanto riguarda il mercato delle obbligazioni, sappiamo che il rendimento del Tesoro a 10 anni è rimasto invariato al 4,50%, mentre il rendimento del Tesoro a due anni è sceso dal 4,29% al 4,27%.
Nonostante la Fed abbia deciso di tagliare numerose volte il suo tasso di interesse principale lo scorso anno, adesso gli investitori hanno ridotto drasticamente le loro aspettative sulla possibilità di ottenere ulteriori riduzioni nel 2025, specie per via delle preoccupazioni legate ad una sempre più probabile inflazione, dovuta alle tariffe. Infatti, se da una parte i tassi più bassi possono dare una spinta all’economia e ai prezzi degli investimenti, dall’altra possono alimentare l’inflazione.
Durante la settimana si attende il commento da parte del presidente Jerome Powell, il quale potrebbe offrire altri indizi su cosa stia pensando la Fed in questo momento.
Nel trading energetico, invece il greggio statunitense di riferimento ha aggiunto 51 centesimi a $ 72,83 al barile, mentre il greggio Brent, lo standard internazionale, è cresciuto di 44 centesimi a $ 76,31 al barile.
Fonte: https://finance.yahoo.com/
