Il gigante addormentato del petrolio si risveglia in un mondo che sembra volerlo abbandonare. Tra veicoli elettrici che conquistano le strade e panelli solari che punteggiano ogni orizzonte, sembra quasi anacronistico parlare di investimenti nel settore petrolifero. Eppure, ad aprile 2025, mentre il WTI oscilla intorno ai €66 e il Brent fatica a mantenere quota €70, gli occhi più attenti del mercato iniziano a scorgere segnali che potrebbero trasformare questa fase di debolezza nella più classica delle opportunità.
Il mercato del petrolio nel 2025: tra speranze e timori
È vero: non è un momento facile per il petrolio. I prezzi arrancano ben lontani dai fasti del passato, con il WTI che fatica a tenere i €66.61 e il Brent che si trascina a stento a €70.

Il 2024 si è chiuso con un mercato sorprendentemente equilibrato: 102,9 milioni di barili prodotti al giorno per una domanda praticamente identica di 102,81 milioni. Un balletto perfetto che però nasconde tensioni sotterranee sempre più evidenti.

A scuotere le placide acque ci ha pensato il Kazakistan, con la sua produzione sopra quota che ha mandato su tutte le furie l’Arabia Saudita e altri membri dell’OPEC+. Una riunione d’emergenza di otto nazioni del cartello si è tenuta proprio per mettere in riga il paese ribelle. Dietro le quinte diplomatiche, si nasconde una verità scomoda: l’equilibrio OPEC+ è fragile come non mai.
Migliori Azioni Petrolio da comprare nel 2025
Ecco dunque le migliori aziende che operano sul petrolio sulle quali pensare di investire nel 2025:
| Migliori azioni petrolio 2025 | ⭐ Valutazione |
| ExxonMobil (XOM) | 9.9 |
| Chevron Corporation (CVX) | 9.8 |
| Shell (SHEL) | 9.7 |
| BP plc (BP) | 9.6 |
| TotalEnergies (TTE) | 9.6 |
| ConocoPhillips (COP) | 9.6 |
| Devon Energy (DY6) | 9.5 |
| Diamondback Energy (FANG) | 9.5 |
| EOG Resources (EOG) | 9.5 |
ExxonMobil: il colosso ferito non molla la presa
ExxonMobil somiglia a un pugile veterano: incassa colpi, barcolla, ma rifiuta categoricamente di andare al tappeto. I numeri parlano chiaro: €34 miliardi di utili nel 2024, terzo miglior risultato del decennio. Non male per un’industria che molti danno per spacciata.
Il quarto trimestre ha però riservato qualche delusione, con un EPS di €1.67 contro i previsti €1.77 e ricavi sotto le attese a €83,43 miliardi. Il mercato, spietato come sempre, ha punito il titolo con un calo del 2,5%.
Il ROCE del 13% sale al 17% escludendo progetti non ancora operativi: un risultato che fa impallidire molti settori considerati più “sexy” dagli investitori.
L’acquisizione di Pioneer ha trasformato ExxonMobil in un mostro del Permiano, con una produzione destinata a crescere dai 1,5 milioni di barili attuali ai 2,3 milioni entro il 2030. Un incremento del +50% che non passa inosservato in un mercato avido di crescita.
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Andamento titolo ExxonMobil in tempo reale
La scommessa verde di ExxonMobil: contraddizione o genialità?
ExxonMobil somiglia a un cinquantenne che frequenta la palestra accanto ai ventenni: sa che il mondo sta cambiando, ma invece di farsi da parte, si reinventa. Mentre con la mano destra perfora nuovi pozzi nel Permiano, con la sinistra costruisce impianti di cattura della CO2 che sembrano usciti da un film di fantascienza.
È questa doppia personalità che rende il colosso americano così affascinante agli occhi degli investitori. Darren Woods, il CEO, parla di tecnologie verdi con la stessa passione con cui discute di nuovi giacimenti.
Chevron: la resilienza fatta società
Chevron continua a dimostrare che la vera forza non sta nei muscoli, ma nella capacità di adattamento. L’EPS rettificato di $2.06 nel Q4 2024 ha sfiorato le previsioni di $2.11, un risultato più che dignitoso considerando il contesto.
Ciò che veramente impressiona è la solidità finanziaria: un rapporto debito netto del 10% è praticamente un’assicurazione contro le tempeste del mercato. E l’aumento del dividendo del 5% a $1.71 per azione non è solo un regalo agli azionisti, ma un segnale forte di fiducia nel futuro.
La fusione con Hess Corporation, completata nell’ultimo trimestre 2024, ha aperto a Chevron le porte dorate della Guyana, uno degli ultimi eldorado petroliferi del pianeta. Una mossa strategica che potrebbe rivelarsi geniale, soprattutto se i prezzi del petrolio dovessero riprendere quota.
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Il tesoro nascosto: la Guyana
Chevron, grazie all’acquisizione di Hess, si è assicurata una fetta consistente di questa torta. L’attuale produzione ammonta a 650.000 barili al giorno ma gli esperti prevedono che supererà il milione nel giro di un paio d’anni.
Shell e BP: le europee in affanno guardano oltre il petrolio
Il quarto trimestre 2024 è stato un bagno di sangue per Shell: utili crollati del 78% a $928 milioni. L’intero 2024 ha visto gli utili contrarsi del 17% a $16,09 miliardi, mentre gli utili adjusted sono scesi del 39%. Numeri che raccontano una storia di difficoltà.
Eppure, con un flusso di cassa operativo di $13,2 miliardi, Shell mantiene una solidità che le permette di guardare oltre la tempesta.
BP non se la passa molto meglio, con un profitto di sostituzione di base crollato del 61% a $1,17 miliardi. Ma la produzione upstream in crescita del 2% a 2,36 milioni di barili equivalenti al giorno racconta di un’azienda che continua a innovare e produrre.
Il vero asso nella manica delle europee sembra essere la diversificazione energetica. La joint venture eolica offshore JERA Nex BP e quella del gas Arcius Energy con ADNOC dimostrano che BP guarda già al domani. E il mercato sembra apprezzare: +7% dopo la pubblicazione dei risultati a febbraio.
La doppia sfida delle europee: regolamentazione e transizione
Mentre le major americane possono ancora permettersi di giocare su due tavoli, i colossi europei si trovano stretti nella morsa di regolamenti sempre più severi. Shell e BP devono estrarre abbastanza petrolio per garantire profitti oggi, ma trasformarsi abbastanza velocemente per non restare con un pugno di asset inutilizzabili domani.
Shell si è impegnata a tagliare la produzione petrolifera dell’1-2% all’anno. Una dieta lenta ma costante, mentre sposta il baricentro verso il gas naturale, definito con ottimismo “combustibile ponte” verso un futuro più verde.
BP invece ha optato per una cura dimagrante drastica: -40% nella produzione di idrocarburi entro il 2030. Una mossa che ha fatto alzare più di un sopracciglio tra gli analisti. È la scommessa più audace del settore, paragonabile a un’azienda di carrozze che nel 1900 decidesse di puntare tutto sull’automobile.
Le compagnie emergenti sfidano i giganti
TotalEnergies si sta ritagliando un ruolo da protagonista nella transizione energetica. La major francese ha aumentato gli investimenti nelle rinnovabili senza abbandonare il suo core business, una strategia ibrida che nel 2024 ha pagato dividendi superiori alla media del settore.
La sua presenza in Africa, Medio Oriente e America Latina offre un cuscinetto contro le instabilità regionali che spesso tormentano il settore. Gli analisti prevedono una crescita sostenuta per il 2025, alimentata dall’avvio di nuovi progetti strategici.
ConocoPhillips rappresenta una delle scommesse più interessanti nel panorama dell’esplorazione e produzione americana. L’azienda ha mantenuto costi operativi contenuti anche quando il petrolio scendeva, garantendosi margini invidiabili.
Le perle nascoste del settore: le compagnie di media capitalizzazione
Nell’ombra, si muovono compagnie di media taglia che fanno gola ai cacciatori di tesori della finanza. Devon Energy brilla nel panorama grazie a un’intuizione semplice quanto redditizia: dividendi che respirano con il mercato. Il suo modello di dividendo variabile ha regalato agli azionisti rendimenti da capogiro, superiori al 10% negli ultimi anni. Un bancomat nel deserto texano e nei giacimenti dell’Oklahoma.
Altrettanto affascinante è la storia di Diamondback Energy, una società che ha trasformato l’efficienza in religione. Con costi di estrazione che farebbero invidia anche ai sauditi, riesce a generare liquidità persino quando il petrolio crolla sotto i $50.
EOG Resources, soprannominata la Apple dell’industria petrolifera per la sua eccellenza operativa e capacità innovativa, continua a sorprendere per l’efficienza nell’estrazione di scisto. La sua disciplina nell’allocazione del capitale e il basso break-even la rendono una delle scelte più solide per cavalcare la volatilità del settore.
Trump, Iran e la geopolitica che scuote i mercati
Il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca ha portato con sé una politica di massima pressione contro l’Iran che potrebbe riscrivere le regole del gioco petrolifero. Le sanzioni contro Teheran non sono una novità, ma Trump ha promesso di renderle «le più dure di sempre”». Tradotto in barili, significa potenzialmente un milione in meno sul mercato globale. Goldman Sachs non usa mezzi termini: il Brent potrebbe schizzare a 83 dollari.
Ma il vero incubo degli analisti energetici è ben peggiore: un conflitto militare che prenda di mira direttamente i pozzi e le raffinerie iraniane. Uno scenario che trasformerebbe l’attuale volatilità in un terremoto di mercato senza precedenti recenti.
In questo caso, 2 milioni di barili verrebbero improvvisamente a mancare, catapultando potenzialmente il Brent oltre quota $90.
La guerra commerciale e l’impatto sui consumi energetici
La politica di Trump non si limita all’Iran. Le recenti minacce di dazi significativi verso tutti i partner commerciali degli Stati Uniti hanno fatto tremare i mercati globali. Se implementate, queste misure potrebbero innescare una guerra commerciale che rischierebbe di ridurre la crescita economica mondiale e, di conseguenza, la domanda di petrolio.
La Cina, in particolare, sta già mostrando segni di rallentamento nella domanda di greggio. Nell’ultimo trimestre del 2024, la crescita non OCSE è stata pari a soli 320.000 barili al giorno su base annuale, il tasso più basso dai tempi della pandemia. Un ulteriore deterioramento delle relazioni commerciali potrebbe amplificare questa tendenza.
Previsioni 2025: tra ottimismo cauto e pessimismo razionale
Mai come quest’anno le previsioni sul petrolio sembrano scritte sulla sabbia durante l’alta marea. UBS scommette su un Brent a 80 dollari, con un ottimismo che stride con la cautela di Goldman Sachs e dell’EIA, fermi a quota 76.
Due visioni del futuro distanti solo quattro dollari, eppure separate da un abisso di interpretazioni geopolitiche e macroeconomiche. Un divario che racconta meglio di mille parole quanto il mercato petrolifero navighi oggi in acque inesplorate.
J.P. Morgan offre una visione più sobria, con un Brent a $73 in media, che potrebbe scendere sotto i $70 entro fine anno. Citi spinge il pessimismo ancora più in là, prevedendo un Brent a $60 di media, con un possibile crollo a $55 nell’ultimo trimestre.
E poi ci sono gli apocalittici, quelli che vedono un possibile tracollo a $30-40, se l’OPEC+ dovesse aumentare la produzione in modo significativo. Uno scenario estremo, certo, ma non impossibile in un mercato sempre più imprevedibile.
Come investire: i migliori broker azionari su aziende che operano sul petrolio
In questa giungla di volatilità, scegliere il broker giusto diventa fondamentale come avere una bussola nel deserto. eToro brilla per la sua piattaforma di social trading, che permette anche ai neofiti di copiare le strategie dei trader più esperti. Zero commissioni sull’acquisto di azioni e la possibilità di comprare frazioni di titoli lo rendono accessibile anche con capitali limitati.
Fineco bank rappresenta l’eccellenza italiana, con una piattaforma che unisce servizi bancari e trading avanzato. FinecoX è un gioiello per i trader attivi, con strumenti di analisi tecnica e fondamentale che non hanno nulla da invidiare alle piattaforme professionali. La reportistica fiscale integrata è poi una manna per evitare mal di testa quando arriva il momento della dichiarazione dei redditi.
XTB punta tutto sulla potente piattaforma xStation 5, ricca di strumenti analitici e dati in tempo reale. Gli spread competitivi sui CFD e la leva finanziaria disponibile rappresentano un’attrazione irresistibile per i trader più aggressivi.
Pepperstone invece è il paradiso dei trader velocisti, con esecuzioni fulminee sotto i 30 millisecondi e accesso a piattaforme professionali come MT4, MT5 e cTrader. Una scelta d’elezione per chi fa del timing la propria arma vincente.
L’evoluzione dei broker nel 2025: intelligenza artificiale e analisi predittiva
eToro ha recentemente lanciato AIPetro, un assistente virtuale che monitora le notizie globali e segnala eventi che potrebbero influenzare i prezzi del petrolio, con un’accuratezza che ha stupito anche i trader più esperti. Fineco ha risposto con PowerAI, un sistema integrato in FinecoX che suggerisce livelli di entrata e uscita basati su algoritmi avanzati di machine learning.
Questi strumenti, impensabili solo pochi anni fa, stanno democratizzando l’accesso a strategie di trading sofisticate, un tempo appannaggio esclusivo di hedge fund e istituzioni finanziarie. Una rivoluzione che potrebbe ridisegnare il panorama del trading retail nei prossimi anni.
Oltre le azioni: gli strumenti alternativi per cavalcare il petrolio
I CFD rappresentano uno strumento affilato come un rasoio: potenti ma pericolosi. La possibilità di sfruttare la leva fino a 5:1 sulle azioni e 20:1 sul petrolio greggio permette di amplificare i guadagni, ma anche le perdite. La capacità di andare short, beneficiando anche di mercati in discesa, li rende perfetti per questo periodo di alta volatilità.
Gli ETF sul petrolio offrono invece un’esposizione più morbida e diversificata. L’USO (United States Oil Fund) segue direttamente il prezzo del greggio, mentre l’XLE (Energy Select Sector SPDR) investe nelle principali aziende energetiche.
I futures sul petrolio sono le montagne russe del trading energetico. Con un margine relativamente contenuto, si può controllare un contratto dal valore di migliaia di barili. I fenomeni di contango e backwardation, uniti alle complesse procedure di rollover, rendono questi strumenti adatti solo ai trader più esperti.
I certificati rappresentano infine un compromesso interessante. Quelli a leva permettono di amplificare i movimenti del sottostante, mentre quelli con protezione del capitale offrono un paracadute contro i ribassi.
ETF tematici: la nuova frontiera dell’investimento energetico
Il 2025 ha visto esplodere gli ETF che puntano sui “trasformisti” dell’energia, giganti petroliferi che sono diventati campioni verdi senza abbandonare il loro core business.
L’iShares Clean Energy Transition ETF raccoglie in un unico paniere quelle major che investono seriamente in rinnovabili e idrogeno verde, mentre il Vanguard Energy Evolution ETF seleziona compagnie con tabelle di marcia credibili per la decarbonizzazione.
Come investire in ETF sul petrolio: Tipologie e Principali ETF del 2025
FAQ: Domande frequenti
Con eToro si può partire anche con €200-300 grazie alle frazioni di azioni. Ma per un portafoglio diversificato, meglio partire con €1.000-2.000. Per chi punta ai futures o ai CFD con leva, meglio non scendere sotto i €5.000 per evitare di veder evaporare il capitale alla prima tempesta di mercato.
Il momento d’oro è tra le 15:30 e le 17:30 CET, quando Europa e America commerciano contemporaneamente. Il mercoledì alle 16:30 CET, con la pubblicazione dei dati sulle scorte USA, è il momento di massima adrenalina: volatilità alle stelle e opportunità per i trader più reattivi.
Dipende dall’appetito per il rischio. Le singole azioni possono regalare performance stellari, ma anche crolli vertiginosi. Gli ETF offrono un viaggio più tranquillo, a costo di rinunciare ai fuochi d’artificio. L’ideale? Una base solida di ETF con qualche scommessa mirata su singoli titoli promettenti.
Quando le scorte salgono più del previsto, il prezzo del petrolio scende e con lui le azioni, specialmente quelle di esplorazione e produzione. Un calo inaspettato delle scorte fa l’effetto opposto. Ma attenzione: le compagnie integrate, con attività di raffinazione, possono beneficiare di prezzi del greggio più bassi, mostrando talvolta correlazioni inverse.
Diversificare è la regola d’oro: mai più del 15% del portafoglio sul petrolio. Gli stop loss sono i vostri migliori amici, soprattutto in un settore capace di movimenti violenti in pochi minuti. Per i più sofisticati, le opzioni offrono coperture precise contro i ribassi, a costo di un premio che è come un’assicurazione contro i disastri di mercato.
In un mondo che corre verso l’elettrificazione, il petrolio rimane un protagonista controverso ma imprescindibile. Per il trader che sa leggere oltre i titoli allarmistici, le attuali incertezze del mercato potrebbero nascondere le opportunità più lucrose del 2025. Servono studio, pazienza e, soprattutto, il coraggio di andare controcorrente quando tutti scappano nella direzione opposta.


