Materie prime bloccate in Cina

Nell’attesa che la Cina rilanci la propria economia con una serie di incentivi messi in atto da Pechino, i mercati globali delle materie prime sono bloccati. Questo perché le misure di stimolo sono rivolte al risanamenti del debito degli enti locali e si focalizzano di meno sulla crescita della domanda interna.


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Infatti, il piano di salvataggio da 1,4 trilioni di dollari lanciato venerdì dal governo cinese sembra abbia lo scopo di rifinanziare il debito fin ora nascosto, tralasciando però tutta quella serie di misure specifiche che dovrebbero servire per rilanciare i consumi. A seguito dell’annuncio i prezzi delle materie prime, tra cui rame, ferro e petrolio greggio, sono scesi drasticamente.

Nonostante si trattasse di un evento molto atteso dalla Cina, non mancano le delusioni di coloro che si aspettavano sicuramente qualcosa in più da parte del governo. Inoltre, i recenti dati sull’inflazione non fanno che peggiorare ulteriormente il quadro della situazione.

Secondo gli analisti, a differenza dei metalli base come rame ed alluminio, che godono di un maggiore vantaggio, diversa è la situazione per materiali da costruzione come l’acciaio e il ferro, che già dal 2008 erano stati incentivati da un piano di stimolo senza precedenti, volto a contrastare una crisi finanziaria globale.

Infatti, il rame e l’alluminio, usati principalmente per la costruzione di elettrodomestici, installati in abitazioni già pronte per essere abitate, potrebbero ottenere benefici più diretti. Inoltre, sono anche utilizzati nelle infrastrutture della nuova economia, come reti elettriche e data center.

Anche una maggiore produzione di automobili e refrigeratori si tradurranno facilmente in una maggiore richiesta di metalli di base e acciaio.

Tuttavia, se l’andamento della plastica seguirà le richieste dei consumatori, la domanda di petrolio è già stata compromessa dalla nuova rete di treni ad alta velocità alimentati a elettricità oltre che dai veicoli energetici. Tutti fattori che cresceranno di pari passo col miglioramento dell’economia.

Secondo quanto riportato dal Capital Economics, a causa del rallentamento dell’urbanizzazione, qualunque tipo di stimolo, anche quello più significativo, volto alla crescita della domanda di materie prime avrà una durata temporanea.

Il presidente Prabowo Subianto, dopo aver incontrato la sua controparte Xi Jinping a Pechino durante una visita di stato, ha dichiarato che questa domenica sia le aziende cinesi che quelle indonesiane firmeranno una serie di accordi commerciali per un totale di oltre 10 miliardi di dollari.

Durante il mese di ottobre, l’inflazione al consumo in Cina è stata ridotta con i prezzi alla fabbrica che hanno continuato a subire diverse perdite. Tutto questo fa capire come neanche l’ultimo ciclo di stimoli da parte del governo sia stato sufficiente a liberare l’economia dalla stretta della deflazione.

Il governo cinese ha fornito ai governi locali, indebitati già da diverso tempo, una rete di salvataggio da 10 trilioni di yuan (1,4 trilioni di $). Tuttavia, dopo la vittoria alle presidenziali del repubblicano Donald Trump, ha deciso che sarebbe stato meglio bloccare i nuovi stimoli allo scopo di avere da parte un salvagente, nel caso in cui dovesse rispondere a una potenziale guerra commerciale contro gli USA.

Fonte: https://www.bnnbloomberg.ca

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