Il Bitcoin sale, ma resta fragile

Dopo le recenti perdite, causate dal sentiment negativo per via dei dati sull’inflazione statunitense più deboli del previsto, durante la giornata di giovedì il Bitcoin ha registrato un positivo.


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Solo qualche tempo fa, i guadagni in Bitcoin e, in generale, tutto il settore delle criptovalute hanno subito delle limitazioni visto che la propensione al rischio continua ad essere sotto pressione. A causare ciò, vi è il timore di una guerra commerciale, oltre che serie preoccupazioni nei confronti di una possibile recessione.

Le ragioni per cui, all’inizio del mese di marzo, il Bitcoin ha registrato uno dei suoi maggiori crolli, abbassandosi quasi al di sotto degli $ 80.000, sono da attribuire alla diffusa avversione al rischio e alla delusione degli investitori rispetto ai piani di Trump sulla realizzazione di una riserva di criptovalute.

Tuttavia, sembrerebbe che gli acquisti al ribasso, insieme alla speranza di un sistema di norme volto a regolamentare gli asset digitali in maniera più favorevole, stiano aiutando il Bitcoin a registrare una lieve ripresa, salendo dell’1,8% a $ 83.511,6.

Quest’anno, il frequente rimbalzo della celebre criptovaluta al suo livello più debole è stato frenato dai continui timori di una potenziale recessione negli Stati Uniti, nonché dalle preoccupazioni di una guerra commerciale guidata da Trump in rapida escalation. Mercoledì, infatti, i dazi del 25% proposti da Trump su acciaio e alluminio sono entrati in vigore e pare che il presidente degli Stati Uniti voglia imporre dazi reciproci entro il 2 aprile.

Da qui la preoccupazione del mercato, che teme una possibile interruzione del commercio globale a sostegno dell’inflazione negli Stati Uniti, cosa che potrebbe esercitare pressioni sull’economia e provocare una recessione entro la fine dell’anno. Tuttavia, Trump e il suo gabinetto non condividono assolutamente questo genere di timori, anche se si sono resi conto di alcune resistenze durante l’attuazione delle nuove politiche.

Nel frattempo, pare che Trump abbia cambiato idea su alcuni dei suoi piani tariffari, dal momento che ha concesso a Canada e Messico la possibilità di esenzione da alcune tariffe di importazione.

Anche questo episodio, non ha fatto altro che alimentare un clima di incertezza, mantenendo i mercati in bilico. Questo perché la natura speculativa delle criptovalute, che sono considerate asset ad alto rischio, hanno la tendenza a performare di meno nei momenti di maggiore volatilità e avversione al pericolo. Ecco perché il Bitcoin si è ritrovato a perdere il 10% circa da qui all’inizio dell’anno, mentre l’indice S&P 500 ha perso solo il 4,6%.

Ma oltre, il Bitcoin, pare che Ether, la seconda criptovaluta più popolare al mondo, abbia registrato una perdita dello 0,6% a $ 1.866,80, con un ritardo rispetto alle sue pari. Invece, per quanto riguarda Solana, Cardano e XRP, sappiamo che hanno segnato un aumento, anche se marginale. Infine, sappiamo che tra i token meme, Dogecoin è salito del 3,3%, mentre $TRUMP ha visto un miglioramento del 4,2%.

In questo momento c’è grande attesa per i dati dell’indice dei prezzi alla produzione, che verranno divulgati durante il corso della giornata, mentre fra una settimana si aspetta la nuova riunione della Federal Reserve.

Fonte: https://www.investing.com/

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