Negli Stati Uniti sale il prezzo del petrolio

Dopo che Donald Trump ha imposto una serie di nuove tariffe sull’importazione, tra cui il greggio dal Canada e dal Messico, il petrolio è aumentato, mentre i consumatori americani subiscono la minaccia di costi più elevati per il mercato generale.


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Un balzo del 3,7% è stato registrato dal benchmark statunitense West Texas Intermediate (CL=F), che poi si è ridotto a circa la metà di quei guadagni, scambiandosi vicino a $ 74 al barile, mentre il benchmark globale Brent (BZ=F) è salito sopra i $ 76. Il presidente ha confermato le sue minacce, decretando imposte del 25% sulle importazioni canadesi e messicane e del 10% sui prodotti provenienti dalla Cina, lasciando solo una piccola finestra per le negoziazioni dell’ultimo minuto.

Per quanto riguarda l’energia, il Canada dovrà affrontare un’imposta ridotta del 10%, che include circa 4 milioni di barili al giorno di flussi di greggio. Attualmente gli Stati Uniti ricavano la maggior parte delle loro importazioni di petrolio canadese e circa 500.000 barili al giorno dal Messico. È probabile che l’incremento dei costi delle materie prime si tradurrà in prezzi più salati alla pompa, con i futures sulla benzina più colpiti, che potrebbero crescere fino al 6,2% a New York.

Anche se l’indicatore del dollaro in crescita, gli Stati Uniti si trovano a dover affrontare un aumento del petrolio, cosa che sta rendendo le materie prime quotate nella valuta più costose per la maggior parte degli acquirenti. Nonostante ciò, il presidente Donald Trump ha fatto sapere che discuterà con Justin Trudeau, il primo ministro canadese, su un possibile accordo dell’ultimo momento. Oltre a ciò, Trump ha anche detto che imporrà nuove tariffe all’Unione Europea.

Dall’insediamento di Trump, il 20 gennaio, il greggio era diminuito, anche a seguito di una serie di politiche messe in atto dalla nuova amministrazione, le quali minacciavano l’interruzione del commercio e la crescita globale. Tuttavia, il mese scorso i future hanno comunque registrato una avanzamento, seppur modesto, dopo i guadagni causati da un rigido inverno e alle sanzioni da parte degli Stati Uniti sul petrolio russo, che hanno sconvolto i flussi.

Sulla questione, Warren Patterson, responsabile della strategia sulle materie prime per ING Groep NV, ha affermato che le tariffe nei confronti del più grande fornitore di petrolio greggio degli USA sono responsabili della spinta ai prezzi del greggio, oltre che per i prezzi dei prodotti raffinati. Questa situazione, anche se nel breve tempo possa sembrare essere favorevole, potrebbe condurre verso una mossa di avversione al rischio, dal momento che solleva preoccupazioni sulla crescita globale.

La possibile interruzione dell’offerta di petrolio statunitense è stata responsabile dello sconto del WTI sul Brent, che si è abbassato a $ 3,31 al barile, rispetto ai $ 4 che aveva raggiunto solo all’inizio del mese scorso. Infatti, i volumi scambiati lunedì erano notevolmente superiori rispetto ai livelli medi in Asia, con circa 200.000 lotti di WTI. Ad alimentare la faccenda, venerdì, un inviato degli USA, ha fatto visita al Venezuela per il rilascio dei prigionieri allo scopo di migliorare le relazioni, che potrebbe avere ripercussioni sulla fornitura da parte del membro OPEC+.

Fonte: https://finance.yahoo.com/

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