Mentre la Banca centrale europea e la Banca del Canada hanno tagliato i tassi e, con molta probabilità anche la Banca d’Inghilterra farà lo stesso, negli Stati Uniti queste misure potrebbero aumentare il valore del dollaro, cosa che renderebbe le importazioni più economiche e le esportazioni statunitensi più costose, andando in conflitto con quelli che sono gli obiettivi commerciali di Trump.
In merito a ciò, Christine Lagarde, presidente della BCE, ritiene che queste nuove tensioni commerciali potrebbero avere delle ripercussioni nella zona euro, esercitando una pressione maggiore sulla crescita in ritardo. Infatti, rispetto alle possibili minacce di Trump sui dazi, Lagarde ha fatto sapere che i rischi per la crescita economica restano orientati al ribasso e che tutto ciò potrebbe avere un’impatto negativo a livello mondiale. Per quanto riguarda i tassi di interesse europei, il presidente della BCE ha aggiunto che la direzione di marcia dovrebbe essere più bassa, dal momento che il Consiglio direttivo ha deciso di ridurre di un altro quarto di punto percentuale i suoi principali tassi di riferimento.
Qualche giorno fa, Tiff Macklem, il governatore della Banca del Canada, ha condannato le minacce tariffarie del neo presidente Donald Trump, mentre la banca centrale canadese ha effettuato, per la sesta volta consecutiva, il suo taglio dei tassi ed ha ridimensionato quelle che erano le previsioni di crescita per il vicino degli Stati Uniti. Macklem ha, inoltre, rilasciato un commento in cui afferma che un potenziale conflitto commerciale su ampia scala potrebbe minare seriamente l’attività economica in Canada.
Alla luce di ciò, sembrerebbe che la Fed sia sola. Infatti, anche se i responsabili delle politiche delle banche centrali statunitensi hanno affermato che, nel caso in cui l’inflazione si attenui come previsto, ci saranno nuove riduzioni dei tassi entro la fine dell’anno, al momento, il presidente Jerome Powell non vede la necessità di affrettare i tempi. Una recente dichiarazione di Powel ci informa che la decisione di mantenere il taglio dei tassi in sospeso deriva dal fatto che in questo momento la politica e l’economia si trovano in una buona posizione, di conseguenza non vi è la necessità di apportare nuove modifiche troppo velocemente.
Ovviamente questa decisione va in conflitto con le dichiarazioni di Trump, che, solo una settimana fa, durante il World Economic Forum di Davos, in Svizzera, aveva comunicato di pretendere un abbassamento immediato dei tassi di interesse non solo per gli Stati Uniti, ma per tutto il mondo. Il fatto di essere stato accontenta solo per metà, è più un male che un bene, visto che la divergenza che si è venuta a creare mette una possibile pressione al rialzo sul dollaro, che nel frattempo si è apprezzato di circa il 7% rispetto a un paniere globale di valute.
Un aumento è avvenuto anche nella produzione statunitense, che nel 2024 è cresciuta del 2,8%. Si tratta del quarto anno consecutivo in cui il prodotto interno lordo ha registrato una crescita ben al di sopra dell’1,8%, soprattutto se si prende in considerazione il potenziale a lungo termine dell’economia. Anche se l’inflazione sembra essere contenuta, la Fed, a causa di un clima di incertezza, preferisce mettersi da parte, almeno per il momento.
Fonte: https://finance.yahoo.com
